The Jesus and Mary Chain Riots


I Jesus and Mary Chain, oltre che essere famosi per essere stati i precursori del genere shoegaze e psychopop, lo erano anche per le loro esibizioni piuttosto turbolente.
Questo filmato del 1985 ne è un buon esempio quando – finito lo show – il pubblico inizia a distruggere tutto ciò che trova, a cominciare dall’attrezzatura sul palco.
Quello che però ha colpito me è un particolare: se ascoltate bene, intorno al minuto 20:30 si sente chiaramente una voce che parla in italiano.
Ma possibile che stiamo veramente ovunque! 🙂

Fenomeni

Per quanto bravi, per quanto tecnici, per quanto eclettici, a me i gruppi vocali a cappella mi sembrano sempre dei nerd sfigati.
Mi riferisco a gente tipo i Neri per Caso o agli Alti e Bassi che ho ascoltato ieri sera.
Non so, non riesco proprio a capire il senso di 4 o 5 tizi che fanno versi con la bocca imitando gli strumenti.

Sono bravi, ripeto, ma sembrano più fenomeni adatti alla Corrida che artisti.

Ah, nella lista ci metto pure Bobby McFerrin – considerato un mostro sacro – che a me fa venire solo il nervoso.

Alla fine pure Le Petomane faceva cose straordinarie.

Pop kills your soul?

Sono già passati 9 anni da quando gli Interpol riportarono alla ribalta il sound degli Eighties col loro album d’esordio Turn On the Bright Lights.
Quello che sembrava un estemporaneo revival però non sembra conoscere crisi. Siamo nel 2011 e gli emuli del post-punk anni 80 si susseguono:
i già citati Interpol, the Editors, the Departure, the Hurts con un sound un po’ più cupo, in stile Joy Division.
Più sul versante pop allegro invece i Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, i primi Kasabian, the Vaccines.

A quest’ultimo filone appartengono anche i Drums, una band di Brooklyn.
Chitarre, tastiere e… drums decisamente eighties. Condito dal look da cool nerd a metà tra il divertente e l’inquietante del cantante, Jonathan Pierce.

E’ appena uscito il loro secondo album, Portamento, da cui è tratto questo singolo.

Smells like… Under the Pink

Non posso dire che sia “la mia cantante preferita”. Però l’unico suo concerto cui ho partecipato, al Teatro Nazionale di Milano, lo ricordo come uno dei più intensi ed emozionanti che abbia mai visto.
Tori Amos stava seduta tra un pianoforte e un coso che suonava come una spinetta.
Nessun altro sul palco, nessuna scenografia. Solo lei, la sua voce e le sue 2 tastiere. E nonostante i suoi pezzi non siano esattamente movimentati, non ricordo un attimo di calo di tensione.

Kurt Cobain era appena morto (era il Maggio del ’94), io non sapevo che Tori facesse quella cover già da anni e quando sentii la sua voce calda intonare “load up on guns….” mi prese un groppo in gola.Non dovevo essere l’unico emozionato perché ci furono secondi di silenzio e poi partì un applauso che lì per lì mi parve carico di lacrime trattenute.

Synchronicity

Traffic Jam Alert

Siate pronti ad incazzarvi

In questi giorni il traffico è davvero impazzito.
Seduto in macchina mi è più volte venuto in mente il testo di Synchronicity II. 40 minuti per fare i 12km del tragitto casa-lavoro stanno diventando la norma anche in condizioni atmosferiche normali.
E non sto parlando del centro di una metropoli ma della periferia di Milano (anzi, di Monza, dato che abbiamo cambiato provincia) utilizzando strade “secondarie”.

All’estero ci ho vissuto e conosco gente che ci vive tuttora e che, quando viene qui, sgrana gli occhi nel vedere una città come Milano con i marciapiedi trasformati in parcheggi selvaggi per auto.
Non voglio fare l’esterofilo a tutti i costi perché gli ingorghi e il traffico esistono in tutto il mondo – Svizzera, Germania o Scandinavia.
Quello che qui sembra mancare però è la consapevolezza del problema.
Mentre nel resto d’europa si inzia a leggere di quartieri carfree, da noi, ogni volta che un amministratore propone di pedonalizzare una strada (una strada, mica un intero quartiere!), i commercianti (dimostrando veramente poca lungimiranza) alzano la voce e tutto si ferma.
In Italia ogni anno saltano fuori incentivi per l’acquisto di auto.
Ma quante auto possiamo ancora sopportare?
Siamo già al 6° posto al mondo per presenza di veicoli pro capite, siamo terzi in Europa dietro a Lussemburgo (dove la media sale per evidenti motivi demografici) e Cipro e vogliamo ancora incentivare la gente ad acquistare automobili?
E’ possibile che non ci si renda conto che non è sostenibile possedere un’automobile a testa? 3-4 auto per famiglia?

Che senso ha che io, che lavoro al computer per 8-10 ore al giorno comunicando solo tramite email e telefono, debba venire tutti i giorni in ufficio perdendo da 30 a 40 minuti a tratta, intasando le strade e inquinando? Potrei fare le stesse cose da casa con un buon collegamento a banda larga in rete e venire in ufficio 1 o 2 volte la settimana.
Queste sarebbero le infrastrutture da potenziare, non costruire nuove strade asfaltando tutto.

Mettiamo delle navette – possibilmente elettriche – ogni mezz’ora che coprano tutto il territorio anziché 2 corse al giorno di un autobus a gasolio inquinante.

Cominciamo progressivamente a chiudere al traffico privato tutti i grandi centri urbani creando degli hub periferici da cui partire.

Sono solo esempi, cose banali che già si fanno – anche in Italia – ma che sarebbe ora di trasformare da esperimenti a strategia.
Senza paura di scontentare qualcuno nell’immediato perché si è consapevoli di agire per un bene a lungo termine.

O facciamo (tutti, compresi noi cittadini comuni) una scelta coraggiosa o continueremo a vivere come il protagonista della canzone dei Police