A Night at the Opera

ingresso in platea

Accesso in platea

Vivo nei pressi di Milano ormai da quasi 30 anni. Non sarei assolutamente in grado di contare le volte che sono stato nel centro del capoluogo lombardo per diletto. Eppure, come spesso accade per i luoghi che abbiamo sotto al naso, non ero mai stato alla Scala.
Fino a ieri sera. Grazie a un biglietto omaggio ho finalmente colmato questa vergognosa lacuna assistendo alla Lucia di Lammermoor, opera di Gaetano Donizetti.

Premetto che non amo la musica lirica. Anzi, essendo un’amante dell’essenziale, del minimale, i ghirigori canori dei cantanti lirici proprio non mi entusiasmano (per usare un eufemismo!) Discorso analogo per la musica.
Ovviamente, data la mia totale ignoranza della materia, i miei non sono giudizi critici ma solo apprezzamenti di gusto del tutto personali e opinabili (ed esecrabili)

Lucia

Lucia (atto I)

Con queste premesse ero piuttosto preoccupato anche dalla durata dell’opera: 3 ore e passa (inclusi gli intervalli). Temevo di passare gran parte del tempo assopito sulla poltroncina rossa del Teatro!

coro

Il coro (atto I)

Invece, con mia sorpresa e soddisfazione, le 3 ore sono non dico volate ma passate piacevolmente.
Probabilmente c’è stato l’effetto Springsteen: la musica fa cagare ma dal vivo spacca. (O almeno così mi dicono perché io soldi per sentire ‘o zappatore – come lo ha brillantemente definito un mio amico – non li ho mai spesi né mai li spenderò)

orchestra

Orchestra in pausa

Sarà che la Scala è uno spettacolo maestoso in sé; sarà che vedere ciò che riescono ad allestire gli scenografi (e gli attrezzisti) sul palco ha dell’incredibile; sarà che – piaccia o meno la musica – sentire (solo sentire: dalla platea non si vede) un’orchestra suonare dal vivo è comunque emozionante, l’opera me la sono goduta tutta dal’inizio alla fine.

Io in ogni caso avevo fatto i compiti a casa leggendomi la trama in modo da riuscire quantomeno a intuire cosa diavolo stessero gorgheggiando i cantanti sul palco.

monitor

Il monitor incassato nelle poltrone

La tecnologia viene comunque in aiuto: ogni poltroncina in platea è munita di piccolo monitor dove scorre il testo a mo’ di sottotitoli (o karaoke?)

Come scritto sopra, non sono assolutamente in grado di dare giudizi di qualità su opera e interpreti. Mi sembra di aver però notato un pubblico non particolarmente caloroso (gli applausi finali sono durati veramente poco) ma si trattava della prova generale – la prima sarà stasera.
A quanto mi è stato spiegato, alla prova generale si accede tramite biglietti omaggio (come il mio) e in genere il pubblico è composto da amici, parenti e conoscenti di tutto lo staff della Scala e degli artisti. Non so se questo significhi che non si trattava di un pubblico particolarmente colto o esperto. Sicuramente con la mia presenza ho abbassato la media! Anche se non di molto visto che il teatro era pieno.

In conclusione credo che, se si ripresentasse l’occasione, ripeterei l’esperienza. Se poi si trovasse un posto in uno dei palchetti laterali sarebbe il massimo: eviterei la sfiga di beccarmi lo spilungone con folta chioma proprio davanti che mi ha costretto a contorsionismi per tutto lo spettacolo per riuscire a scorgere ciò che accadeva sul palco!

P.S. No, bestie! Il titolo del post NON è preso dall’album di quegli inutili barocchi dei Queen! È il titolo di un film dei Fratelli Marx

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