Nel paese delle fate

Prologo

L’otogar (la stazione dei bus) di Istanbul è grande quanto il paese in cui vivo. Da Sultanhamet ci si mette poco meno di un’ora coi mezzi pubblici.

Metro Turizm

Il bus della Metro Turizm

Arriviamo in serata in un lunghissimo piazzale rettangolare che ricorda un enorme Circo Massimo. La cosa strana era che non si vede un solo autobus. Anche l’ufficio delle autolinee Metro non è affollato come mi sarei aspettato.
Ma dove diavolo sono gli autobus e i passeggeri??

Il retro. È sul retro dei mille uffici delle mille compagnie che che ci sono i parcheggi. E il mondo! Una babele, un inferno, un carnaio di migliaia di formiche umane.
In quel delirio siamo comunque riusciti a individuare il nostro bus Gran Turismo notturno per Göreme, Cappadocia, nel bel mezzo della Turchia.
Inutile dire che, a differenza dei due ragazzini cinesi nei sedili accanto ai nostri che hanno chiuso gli occhi prima che si chiudessero le porte e li hanno riaperti solo perché chiamati dallo steward all’arrivo, io non ho chiuso occhio tutta notte.

autogrill

In autogrill

Cosa che mi ha però permesso di visitare uno dei luoghi più assurdi che abbia visto: l’autogrill per autobus. Una gigantesca struttura che alle 3 del mattino pareva la Mecca durante un pellegrinaggio di massa: centinaia di persone che vagano per gli scaffali (con prodotti identici ai nostri autogrill. Mancava giusto il prosciutto ricoperto di pepe e il panino Camogli ribattezzato Bodrum) e lunghissime file a un interminabile self service in piena attività. Io e Mara ci siamo accontentati di un tè turco. Intorno a noi curiosi personaggi mangiavano strane zuppe.

Göreme e dintorni

Uchisar

Uchisar

Arriviamo un po’ cotti a destinazione verso le 10 di una grigia mattina. L’antipasto di ciò che ci aspetta nei prossimi giorni l’abbiamo avuto passando col bus davanti a Uçhisar e al suo “castello”.

La regione è incredibile, ricca di storia e meraviglie della natura, tra cui spiccano le mille chiese bizantine scavate nella roccia, le città sotterranee e i famosi camini delle fate, piramidi di tufo sormontati da un cappello di roccia lavica.

room

Il letto di pietra

Il Grand Cave Suites sembra mantenere le promesse del sito. La struttura è abbarbicata ai piedi di uno dei cento pinnacoli di tufo di Göreme, Le stanze, enormi, sono scavate – o parzialmente scavate – nella roccia e arredate con gusto. Ci piace!

Consiglio pratico: la nostra stanza – la 114 – era perfetta. L’ultimo giorno, dovendo partire la sera, ci hanno lasciato un’altra camera per tutto il giorno (la 116). Mentre la prima era metà scavata nella roccia e metà in mattoni, la seconda era tutta nella roccia. Entrambe erano meravigliose ed enormi ma la seconda puzzava di muffa ed era parecchio umida e fredda. Se vi dovesse capitare di soggiornare al GCS – e io lo consiglio – state attenti alla scelta della camera!

open air museum

Il Museo a cielo aperto di Goreme

Decidiamo di sfruttare la mattinata visitando il famoso Museo a Cielo Aperto. Incredibile! Viene naturale pensare a come doveva essere la vita vissuta all’interno delle abitazioni scavate nel tufo.
Splendidi inoltre molti degli affreschi delle moltissime chiese bizantine all’interno dei “camini”.

In serata ci aggreghiamo a un giro guidato in quad per vedere il tramonto sulla Love Valley (vi lascio immaginare il perché del nome). Il mezzo è l’ideale per esplorare le valli ma molto meglio però noleggiarlo per conto proprio per poter fermarsi a vedere ciò che più si desidera. Per risparmiare un po’ si può noleggiare un motorino. Alcune piste tra le valli non saranno percorribili ma il grosso si può fare. Il resto a piedi visto che, tra tutte le attività che si possono fare in Cappadocia, ai primi due posti ci sono sicuramente il trekking tra le valli e… un giro in mongolfiera!

Giro che noi avevamo prenotato già in Italia con la Butterfly Balloons per la mattina successiva al nostro arrivo.

balloon

Preparazione

Alle 5:30, ancora buio, puntuale arrivano a prenderci all’hotel per portarci alla sede dell’agenzia. Espletata la “formalità” del pagamento, ci indicano il nome del nostro pilota e veniamo fatti accomodare in un salone con un’ottantina di persone. Consumiamo un’eccellente colazione a buffet e iniziano a chiamare i gruppi.
La sala si svuota e rimaniamo solo noi con altre 14 persone. La ragazza (australiana) dell’agenzia ci informa che, a causa del maltempo, il giorno precedente hanno dovuto annullare i voli per cui oggi c’è traffico. Per questo motivo hanno dovuto scaglionare le partenze e noi siamo finiti nell’ultimo turno. Ci assicura però che avremo la luce migliore.
In circa quindici minuti di minibus arriviamo su una piana al di sopra di una delle valli (la Rose, se non ricordo male) fuori Göreme. Sta iniziando ad albeggiare quando vediamo due enormi palloni sgonfi adagiati sul terreno. Tutto attorno, decine e decine di mongolfiere sono già in volo.
In pochi minuti il nostro pallone è gonfio, l’aria è stata scaldata, il cesto è raddrizzato e siamo pronti a salire a bordo. Ci arrampichiamo dentro, 4 per ogni scomparto, 16 in tutto, più il pilota al centro. Come promesso nei depliants, spazio vitale ce n’è a sufficienza per tutti.

balloon

In volo

Il tempo di farci spiegare le due regole basilari (1. stare all’interno del cesto! 2. posizione corretta nell’atterraggio) e siamo già dolcemente staccati da terra, quasi senza accorgercene.
In un baleno ci abbassiamo mollemente all’interno della valle, fluttuando tra i camini delle fate.
L’abilità del nostro pilota nell’alzarsi e abbassarsi rasentando gli ostacoli è sorprendente. Dopo il passaggio a bassa quota inizia la salita. Arriviamo alla quota massima consentita: 750 m. La prospettiva cambia radicalmente e ora lo sguardo spazia per chilometri facendoci comprendere meglio la conformazione di questa stupefacente regione.
È una sensazione meravigliosa. Galleggiare per aria in silenzio, l’unico suono è quello del bruciatore che ogni tanto viene acceso per scaldare l’aria nel pallone e guadagnare quota. La sensazione di pace è evidentemente condivisa da tutti i sedici passeggeri che, se proprio devono parlare, lo fanno sottovoce, per non disturbare.
Nonostante il ritmo sia piacevolmente lento l’ora di volo passa veloce e, sorvolato il paese, siamo già pronti all’atterraggio. Atterraggio che avviene dolcemente come il resto del volo e precisissimo: il cesto si deposita (con l’aiuto degli addetti a terra) perfettamente sul carrello con cui verrà riportato alla base.

brindisi

brindisi col capitano!

Champagne, stuzzichini, quattro chiacchiere, foto di rito con il pilota e la ragazza australiana venuta ad accoglierci e l’esperienza è purtroppo terminata.
Un’esperienza decisamente unica per la mongolfiera, per il luogo e per l’ora che regala colori, luci ed ombre incantevoli.

Per il resto della giornata decidiamo di allontanarci un po’ da Göreme .
Un primo dolmus (minibus) ci porta da Göreme a Nevşehir. Qui cambiamo dolmus per dirigerci a sud, a Kaymaklı.
Kaymaklı è sede della città sotterranea più estesa. Insieme a quella di Derinkuyu, che è invece la più profonda con stanze che raggiungono i 100 m sotto terra, è una delle incredibili città sotterranee aperte al pubblico della Cappadocia.

underground

Underground

underground

Nei tunnel

Solo i primi quattro piani sono aperti al pubblico anche se ci sarebbero altri piani più in profondità. È composta da strettissimi e bassi cunicoli che uniscono i vari spazi abitativi e la sua peculiarità sono i canali di areazione che li uniscono verticalmente.
Passeggiare lì dentro non è semplicissimo. In alcuni punti bisogna percorrere parecchi metri quasi inginocchiati. Decisamente un luogo non adatto ai claustrofobici (conosco qualcuno che sono certo si sta sentendo male al solo leggere queste righe!)
Se però non avete di questi problemi è un luogo da lasciare a bocca aperta. Pensare di vivere a decine di metri sottoterra per mesi, in attesa che il nemico lasciasse la propria terra per poter far ritorno in superficie, mette un po’ i brividi.
Finita la visita alla città sotterranea ci troviamo – fortunatamente dopo poco più di un’ora – in superficie dove facciamo conoscenza con un ragazzo Brasiliano in viaggio con sua madre con cui avevamo condiviso il viaggio fin dalla partenza.
Dato che non pareva esserci un altro mezzo per tornare indietro a breve, decidiamo di condividere un taxi per proseguire nella gita.

taxi

il taxi

Dopo parecchia contrattazione, accettiamo l’offerta di un vecchio tassista di farci portare, con altrettanto vecchio taxi Renault, all’imbocco della valle dell’Ihlara per poi farci venire a prendere dopo un paio d’ore all’uscita.
1qLa passeggiata all’interno della tanto celebrata valle si rivela in realtà poco interessante. La verde valle è attraversata da un fiumiciattolo marrone con cumuli di pattume in alcuni punti. Molto meglio le nostre Alpi e Pre Alpi.
All’uscita risaliamo sul vetusto mezzo e dopo un’altra trattativa in corsa convinciamo il pover’uomo a portarci, con una piccola integrazione, direttamente a “casa” anziché lasciarci a Kaymaklı da dove eravamo partiti.

ihlara

Mostri

Sulla strada ci fermiamo anche a vedere un laghetto di acqua termale nato in un cratere creato da un meteorite. Più bello dall’alto, con le sue acque verde smeraldo, che dal basso col pattume sulle sue rive!

ihlara

Chiare e fresche e dolci acque?

In serata siamo di ritorno a Göreme, salutiamo i nostri compagni di viaggio e ci prepariamo per la cena al Seten, Anatolian Restaurant.
È segnalato sia sulla guida che su Tripdavisor come il miglior ristorante di Göreme. L’impatto è notevole: uno splendido patio circondato dalle pareti in pietra chiara dell’albergo con cui fa tutt’uno. Servizio impeccabile e si nota la cura per i dettagli che finora era mancata nei luoghi in cui eravamo stati finora.
Ordiniamo 2 antipasti di Meze e 2 piatti unici. I meze sarebbero anche stati buoni se non fossero stati gelati, appena usciti dal frigo. A quella temperatura i sapori vengono falsati e anche la consistenza di molte pietanze risultava troppo dura e compatta.
Come portata principale io ho scelto l’okra con manzo e cipolle. Io non sono esattamente noto per essere uno schizzinoso in fatto di cibo. Beh, forse per la prima volta in vita mia ho dovuto lasciare il piatto a metà. Il sapore mi disgustava talmente da non riuscire a finirlo! Sinceramente non ho idea se fosse fatto male o semplicemente l’okra non sia di mio gusto.
Mara ha invece scelto un rotolo di pollo che, per carità, buono ma era identico al Bon Roll AIA!
Volevo rifarmi col dolce per rifarmi e ho puntato sul dolce di zucca al forno con noci. Mi è arrivato un tocco di zucca cotta ricoperta di miele e con due gherigli di noci. Una schifezza stucchevole rimasta anch’essa nel piatto quasi intatta.
Insomma un fallimento completo! 😦

pasabag

I funghi-monaci

Il terzo e ultimo giorno lo passiamo a girare per i dintorni di Göreme in motorino:
Çavuşin, lungo la strada verso nord, con la sua bella chiesa affrescata; proseguendo sulla stessa strada, una svolta a destra porta a Paşabağ. Qui si trovano i camini più grandi. Molto suggestivo passeggiare tra questi enormi funghi che a me ricordavano dei monaci in processione. Quindi ci infiliamo in una valle a caso e, lasciato il motorino, ci inoltriamo a piedi per i sentieri.

camino

Passeggiando tra le valli

La passeggiata è stata breve ma veramente molto suggestiva. Al ritorno, girando tra gli sterrati col motorino siamo finiti in una strada chiusa a casa di un tizio… embé, direte? La casa era scavata in uno dei pinnacoli. Cioé c’è ancora gente che ci abita oggi. Incredibile!
Terminiamo la nostra ultima sera in Cappadocia facendo una piccola spesa per il viaggio che, col bus notturno della Nevsehir ci porterà a Pamukkale.

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