Finis terrae, sub terrae. Mani, Laconia – days 11&12

tenaro11La penisola del Mani è descritta un po’ ovunque come una terra selvaggia, aspra, dura. È la la terra delle torri in quanto costellata da una miriade di torri in pietra che fungevano da abitazioni e punti di vedetta.

areopoli

Areopoli – chiesa

Giungiamo ad Areopoli in mattinata, dopo un lungo viaggio attraverso tornanti coperti di ulivi, boschi verdi, macchia mediterranea e scorci di mare blu che compaiono all’improvviso dietro una curva.

areopoli

Areopoli – bouganvillea

Areopoli è il capoluogo della regione del Mani ma è poco più di un paesello di circa 1000 abitanti.
Il centro storico non è affatto brutto con le sue costruzioni in pietra e una bella chiesetta. Ospita anche una casa-museo della Guerra d’Indipendenza Greca e la piazza principale è dominata dalla statua di Petros Mavromichalis, eroe locale della rivolta contro gli Ottomani.

Una rapida visita, uno spuntino e puntiamo a sud, verso la punta estrema della Grecia continentale: Capo Tenaro, la finis terrae balcanica.
Il paesaggio si fa sempre più brullo man mano che si avanza. Minuscoli villaggi si susseguono uno dopo l’altro fino ad arrivare a Gerolimenas, un manipolo di case con un molo.

mani

Borgo fortificato

Appena svoltato per il capo, un cartello ci indica l’ultima stazione di rifornimento. Decidiamo di fare il pieno ma un blackout elettrico ci costringe a tornare indietro di qualche chilometro ad una stazione precedente. Qui ci informano che l’unico bancomat della regione si trova ad Areopoli e che nessuno accetta carte di credito. Così siamo costretti a rifarci altri 50km per tornare nel capoluogo.

mani

Borgo

Ripreso il bivio di Gerolimenas, il paesaggio cambia. Si fa tutto molto più aspro – come da descrizioni – il terreno è brullo e i colori sono quelli della terra: marrone e grigio nelle sue mille sfumature. Non c’è più posto per il verde e, se non fosse per lo sfondo blu del mare a stemperare un po’, si potrebbe dire opprimente.

tenaro

Capo tenaro – il faro in lontananza

Arriviamo a Capo Tenaro che sono le 2 passate.
Qui commetto un errore di valutazione: emozionato dal fatto di essere giunti alla fine del dito (e anche un po’ stufo di guidare!) decido che sarebbe bello passare la notte qui. Sul posto non c’è nulla se non un bar-ristorante e un paio di case. Al ristorante chiedo per una stanza e ci mostrano una camera spoglia in una costruzione rettangolare che guarda a sud.

tenaro

Capo Tenaro – verso Ovest

Tira un vento fortissimo da ovest che, infilandosi nel lungo corridoio del parallelepipedo, ulula peggio di un lupo mannaro.
Mara non sembra contenta (per usare un eufemismo) ma mi dice “fai come vuoi”. Restiamo.
La stanza è squallida e mi ricorda certi alloggi da 10$ a notte del sud-est asiatico (solo che qui costa 30€).

tenaro

Capo Tenaro – il Faro

Ci cambiamo e andiamo a fare l’unica cosa che avremmo dovuto fare lì prima di andarcene: la passeggiata alla punta estrema, al faro.

tenaro

Capo Tenaro – lungo il sentiero

Imbocchiamo il sentiero (siamo gli ultimi a farlo. Un’ora prima ci aveva preceduto un gruppo di tedeschi e una coppia di francesi che infatti incroceremo al loro ritorno) e dopo pochi minuti sentiamo dei botti: a pochi metri da noi, sulle colline attorno, cacciatori sparacchiano allegramente! Un po’ inquietati da questa presenza procediamo sperando nella loro mira.

tenaro

Capo Tenaro – finis terrae

Il luogo è affascinate. Il sentiero corre lungo il crinale di una striscia di terra che si tuffa in un mare indaco.
A destra, un vento fortissimo fa schiantare le onde contro gli scogli sottostanti facendoci arrivare il rombo sovrastando le urla del vento stesso.
A sinistra il mare, protetto dalla alta lingua di terra, è calmo fino a mostrare i fondali azzurri e verdi delle acque più basse.

tenaro

Capo Tenaro – bagno!

Tutto intorno i colori e i profumi della macchia mediterranea.
In meno di un’ora siamo al bel faro. Fine. Finis Terrae.
Restiamo qualche minuto, spazzati dal fortissimo vento, a contemplare lo spettacolo del mare burrascoso ed infinito.
Al rientro ci concediamo un bagno nelle calme acque protette dal vento della baietta di fronte al centro abitato.

tramonto

tramonto dal terrazzo della camera

Calata la sera riceviamo conferma che fermarsi a dormire lì non è stata una grande idea.
Innanzitutto i nostri vicini di stanza si rivelano essere tutti dei vecchi malfermi che sembrano alloggiare lì da parecchio. Restiamo perplessi: perché mai degli ultra ottantenni debbano alloggiare in una squallida pensione in un posto tanto isolato non siamo riusciti a capirlo!
In secondo luogo al ristorante (l’unico) dove ceniamo e di cui avevo letto buone recensioni, forse perché oramai fuori stagione, consumiamo una delle uniche due cene pessime della vacanza. Anzi, forse questo batte il precedente di Monemvasia vincendo la palma di peggior pasto.

Di pessimo umore ce ne andiamo a letto auspicando che la notte passi in fretta e pronti ad andarcene appena svegli.

porto cagio

Nei pressi di Porto Cagio

Così facciamo, anche perché già alle 4.30 del mattino i simpatici cacciatori della sera precedente ci svegliano facendo prima un baccano del diavolo nei preparativi e successivamente coi loro stramaledetti fucili!
Sono passate da poco le 8 quindi quando imbocchiamo la strada che torna su per la penisola. Il cielo è solcato da nuvoloni che attutiscono un po’ i colori creando al contempo dei bei giochi di luce che si riflettono sui flutti sotto di noi.
Diamo una rapida occhiata a Porto Cagio, che però non pare offrire granché e, ripercorrendo la strada già fatta 3 volte il giorno precedente, ci dirigiamo alla Grotta di Diros.

Diros

Ingresso alle grotte di Diros

La grotta è stata scavata da un fiume sotterraneo e si visita a bordo di simpatici barchini blu. La visita risulta piacevole ed interessante, oltre che divertente. Sembra un po’ di stare a Gardaland solo che qui è tutto vero! 🙂

diros

navigando nelle grotte

Fa un po’ specie vedere che per consentire questo giro ai turisti, hanno bellamente segato via stalattiti e stalagmiti vecchi di milioni di anni, ma in fondo la parte visitabile è solo una minima porzione dell’immenso reticolo di cunicoli, e l’alternativa sarebbe stata non poterlo vedere affatto.
Il giro è anche abbastanza lungo – 30 minuti circa – per cui ne usciamo pienamente soddisfatti.

shipwreck

Scheletri marini

A questo punto, ancora un po’ scottati dall’esperienza del Tenaro, decidiamo che il Mani, su cui avevamo costruito aspettative maggiori, ha dato tutto ciò che doveva dare.
Puntiamo dunque in direzione di Kalamata sperando di trovare in Stoupa o Kalamitsi un posto in cui concludere degnamente la vacanza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...