Trecento. Laconia – Day 6

micene_panoramaGiovedì mattina. Lasciamo Nauplio diretti a Sparta non prima di aver visitato Micene.

porta dei leoni

La porta dei Leoni

Micene è uno dei siti archeologici con i resti meglio conservati.
La cittadella fortificata fu scoperta dal famoso archeologo tedesco Schliemann che la trovò seguendo le indicazioni contenute nei poemi omerici. L’archeologo era convinto (o perlomeno tentò di convincere gli altri!) che si trattasse della famosa Troia.

atreo

Tomba di Atreo

La città fu talmente importante tra il 2000 e il 1200 a.C. che si parla di civiltà micenea per quasi tutta la cultura continentale greca di quel periodo.
Non sto qui a descrivere il sito ma ricordo solo la presenza di molte tombe di re micenei tra le quali Schliemann ritrovò anche una maschera d’oro che egli attribuì ad Agamennone, la famosissima porta dei Leoni che da accesso alla cittadella e la tomba monumentale di Atreo (appena fuori la cittadella).
micene_alberoL’annesso museo archeologico contiene copie dei gioielli del tesoro ritrovati in loco: gli originali si trovano ad Atene.

Il nome Sparta ha sempre evocato in me sensazioni miste a timore e inquetudine.
I racconti che sentivo da bambino di quel popolo di guerrieri, rigidamente inquadrati in una società totalitaria, spietata, quasi inumana, mi affascinavano ma al tempo stesso mi spaventavano. Forse perché ero un bambino costantemente malato, mi atterriva pensare alla leggenda dei neonati abbandonati sul monte Taigeto perché imperfetti (leggenda spesso confusa con la Rupe Tarpea romana).

Della Sparta guerriera, capace di tenere testa a un intero esercito Persiano con soli 300 valorosi o di fare la guerra a Troia per anni, rimane poco o nulla.
La moderna città di Sparta è una città di circa 35 mila abitanti abbastanza anonima, per non dire brutta dove non rileviamo tracce dell’antica austerità.

monastero

Pantanassa

Ciò che ci spinge da queste parti infatti è la città fortificata bizantina di Mistras (o Mystras), a 8km da Sparta, che sorta alla metà del 1200 raggiunse il suo massimo splendore durante il Trecento.
Quando arriviamo a Mistra, poco dopo pranzo, ci sono 38 gradi. Optiamo per un albergo bruttino (il Bisantium) ma con una bella piscina, dove passiamo un paio d’ore a rinfrescarci in attesa che passi il grosso della calura.
La cittadella si intravede abbarbicata sulla cima di un colle e si intuisce che ci sarà da sudare parecchio per arrampicarsi a visitarla!

convento

una delle chiese

Verso le cinque ci muoviamo.
La cittadella è un fulgido e ben conservato esempio di città fortificata bizantina. È composta da 3 sezioni sovrapposte:
la città alta, con il castello; la città media, dove si trovano i palazzi del potere; la città bassa, dove stavano alloggi e negozi.

colonnato

Il colonnato del monastero

Ognuna delle 3 città è divisa dall’altra da una cinta muraria per scopi difensivi. All’esterno dell’ultima cinta e della città bassa, vivevano contadini e pastori che potevano rifugiarsi all’interno delle mura in caso di attacco nemico.

La cittadella è disabitata (il moderno centro sta più in basso, fuori dalle mura) fatta eccezione per lo splendido  monastero di Pantanassa, tuttora popolato da monache e gatti. Notevole la facciata in pietra rossa scolpita nonché la vista dal portico colonnato.

gatti davanti alle celle delle monache

gatti davanti alle celle delle monache

Le città bassa e media sono costellate di chiesette perfettamente integre e rovine di edifici pubblici e privati che si susseguono in faticosi saliscendi. Per visitare la città alta e il castello conviene uscire, riprendere l’auto e salire fino all’ingresso superiore. Cosa che abbiamo fatto ma senza poi visitare granché dato che il caldo ci aveva spossato.
Da quel poco che abbiamo potuto osservare sono le due città più basse che comunque conservano i monumenti più integri e rilevanti.

Uscendo dalla città alta, lungo la strada notiamo il cartello di un ristorante che avevamo individuato il giorno precedente. Decidiamo di proseguire lungo la salita per verificare che sia aperto per la sera.
Dopo una salita che mette a dura prova la frizione dell’auto, capitiamo in una sorta di agriturismo venendo accolti da un affettuosissimo cane prima e da un simpatico ragazzotto poi. Avuta conferma dell’apertura del ristorante e della bellezza del luogo torniamo in albergo per lavarci e prepararci alla cena.

anatre

Anatre a cena

La cena al Chromata Restaurant si rivelerà un’esperienza notevole non solo dal punto di vista culinario. Ci ritroviamo su una bellissima terrazza immersa nel verde e, in pochi minuti veniamo circondati da gatti miagolanti!
Un giovane cameriere (scopriremo poi che si tratta di 4 o 5 fratelli) ci illustra il menu piatto per piatto spiegandoci l’origine chilometrozero degli ingredienti.
Dopo poco, ai gatti si aggiunge un nutrito gruppetto di simpaticissime anatre che iniziano a caracollare avanti e indietro tra i tavoli!
Le portate si rivelano tutte buonissime ma non eccezionali, come avremo modo di verificare nel corso del resto del viaggio.
La lode secondo noi non la meritano più che altro per il prezzo della cena, leggermente alto per lo standard locale. Diciamo che si fanno pagare l’ambientazione bucolica e il panorama sulla vallata e su Sparta!
In definitiva vale comunque la pena farci una visita.

Stanchi e satolli ci ritiriamo in albergo pronti per la prossima tappa la mattina successiva.

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