Attraverso il cuore verde. Ilia, Arcadia, Argolide – days 4&5

filippone2Il sito di Olimpia è uno dei più visitati in Grecia. E ce ne siamo accorti anche noi. È stato in effetti l’unico posto dove abbiamo trovato le orde di comitive, quasi tutte portate da quei turistifici mobili che sono le navi da crociera.

Già alle 9 di mattina, ci siamo trovati a girare circondati da coppie di giovani coatti, famiglie caciarone e pensionati nordamericani in improbabili braghette kaki, sneakers e camice hawaiane, tutti ad arrancare appresso alle velocissime spiegazioni delle guide multilingue coi loro ombrellini alzati.

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Tempietto

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Colonnato

Olimpia non era solo il luogo deputato ai giochi, anzi. I giochi facevano parte di celebrazioni religiose. L’intera città era infatti una sorta di santuario, un luogo di culto.
Il sito alla fin fine non è vastissimo. Noi, non essendo particolari esperti o estimatori di antiche rovine, lo abbiamo visitato in un paio d’ore. Come per le fortezze Veneziane d’altra parte, anche qui non è che sia rimasto molto.
I cartelli sparsi per il percorso sono ben fatti e spiegano con ricostruzioni grafiche e testi chiari e concisi cosa sia l’ammasso di pietre che ci si trova davanti ma, tolte un paio di colonne, resta veramente poco di verticale. Scordatevi i templi di Agrigento o Segesta, per dire.
Inutile dire che la porzione più visitata del sito è lo stadio dove si tenevano i giochi.

Olympic stadium

Lo stadio

È in realtà solo una spianata in terra battuta, lunga circa 200m, infossata in una sorta di conca le cui sponde fungevano da tribune.
Anche in questo caso l’unica cosa visibile rimasta sono le rovine delle tribunette dei giudici. Ci sono anche le linee di partenza e arrivo ma sono state ricostruite.
Ammetto di aver ceduto alla tentazione della foto in posizione di partenza (che però vi risparmio!)

Molto interessante abbiamo trovato il museo archeologico all’interno del sito. Contiene parecchi reperti di varie epoche trovati sul luogo.

ratto

Un centauro aggredisce una donna dei Lapiti

Veramente notevoli le sculture dei frontoni del tempio di Zeus e il bellissimo Hermes dello scultore Prassitele.

Hermes

L’Hermes

Finita la visita siamo partiti per il tratto di strada più lungo della vacanza, destinazione Nauplia (Nafplio), sulla costa occidentale del Argolide.

Abbiamo attraversato quindi il cuore del Peloponneso. Quell’Arcadia divenuta luogo mitico ed idilliaco nella letteratura Rinascimentale, quell’Arcadia che secondo la mitologia greca era il regno di Pan e le sue ninfe.
Il paesaggio è montuoso e verdissimo. Si attraversano ampie zone boschive dove si ha l’impressione di poter incontrare sul serio le ninfe o il dio mezzo caprone.
Ciò che si incontra sono invece i greggi di pecore e i pastori delle Bucoliche Virgiliane.

stone house

Una casa in pietra a Stemnitsa

Tortuose stradine di montagna ci conducono attraverso i caratteristici villaggi di Dimitsana e Stemnitsa con le loro belle case in pietra.

Il viaggio sembra infinito. Ci mettiamo oltre 3 ore per percorrere i poco più di 200 chilometri che ci separano da Nauplia. Quando, dopo oltre 2 ore di tornanti, vediamo spuntare finalmente il mare, tiriamo un sospiro di sollievo!

Una volta scesi a livello del mare, la strada che porta a Nauplia però ci fa rimpiangere i tornanti immersi nel verde: i dintorni della cittadina di mare sembrano infatti la peggior periferia milanese. Roba che la Bovisa in confronto pare la Costa Smeralda!
Tanto che a un certo punto ci chiediamo se la Lonely Planet non abbia sbagliato qualcosa nel segnalarci come degna di visita questa località.
L’ingresso in città non migliora la spiacevole sensazione. Palazzoni anonimi si specchiano sulle acque grige di un porto commerciale in stato di semi-abbandono.

palamidi

La fortezza Palamidi

Navighiamo a vista, tenendo come punto di riferimento la fortezza veneziana di Palamidi che domina la città dall’alto della rocca, fino a trovarci nel centro storico. Parcheggiamo ai margini di un dedalo di viuzze strettissime e ci inoltriamo a piedi alla ricerca del B&B prescelto il giorno precedente. Il posto sembra molto bello: le camere, intonacate di arancione, sono sparse su vari livelli a ridosso di un’altura. Purtroppo è tutto pieno e veniamo dirottati all’Hotel Byron.
La struttura è anch’essa molto carina, una vecchia casa veneziana che fu anche abitazione di un ambasciatore nel periodo in cui Nauplia fu capitale della neonata nazione Greca.
La camera è un po’ piccola e, pur essendo pulita e graziosa, lascia un po’ a desiderare nei dettagli.

Decidiamo comunque di concederci due giorni per vedere con calma città e fortezza. Nauplia inoltre è un’ottima base di partenza per visitare le vicine rovine di  Epidauro e Micene.

nafplio

i tetti di Nauplia

Il centro storico di Nauplia si rivela un’oasi di colori in un deserto di cemento e grigiore. Tipica cittadina di mare, come detto è un dedalo di viuzze strette fiancheggiate da antichi palazzi color pastello di epoca Veneziana (il leone di San Marco è ancora visibile su parecchie facciate).
È praticamente occupato per intero da hotel, pensioni, ristoranti e bar. Oltre a una miriade di negozi e negozietti alcuni anche eleganti ed originali.

komboloi

il Komboloi

Tra questi segnalo il negozio-museo del Komboloi, dove ho acquistato il mio profumatissimo scacciapensieri in semi di Ginepro da cui non mi sono più separato!

Passeggiare la sera tra le calli strette buttando un’occhiata distratta ma curiosa alle sue mille vetrine è risultato piacevole, pur avendo l’impressione di vivere un dejà vu.

panorama

Vista dalla fortezza

La mattina successiva abbiamo scalato gli 857 scalini per raggiungere la sommità della fortezza settecentesca. Vastissima ed affascinante, offre splendide vedute dall’alto sulla città e sul mare azzurro.
Molto bella la parte più meridionale, aspra e solitaria (la maggior parte dei visitatori non si spinge così in là!)

Dopo una doccia rinfrescante, un pranzo leggero in una taverna e una siesta ristoratrice, nel pomeriggio siamo partitti alla volta di Epidauro, 30km più a est.

Il sito, incastonato tra verdi colline, è famoso principalmente per il suo teatro, uno dei meglio conservati della Grecia e noto per la sua incredibile acustica.

cat

Epidauro – abitante

teatro

Il teatro

Stando al centro del palcoscenico infatti la voce arriva perfettamente fino alle ultime file poste in cima all’anfiteatro. Abbiamo avuto modo di provarlo dato che si sono succeduti vari personaggi che, a turno, ci hanno deliziato con esibizioni di prosa, poesia e canto lirico!
Il resto del sito, che era famoso anche oltre i confini greci per essere un centro di cure miracolose, è abbastanza spoglio.
Resta giusto qualche colonna del santuario di Asclepio e poco altro.
È comunque piacevole farsi una passeggiata al tramonto col sole che tinge di arancio le rovine.
Carino anche il museo pur se molto meno interessante di quello di Olimpia.

santuario

Il santuario di Asclepio

Tornati a Nauplia abbiamo cenato nella piccola, affollata e ottima taverna Mezedopoleio O Noulis. Una Moussaka eccezionale e un pesce freschissimo sono stati il clou della serata.

Dopo un altro “struscio” per le calli siamo pronti per andare a dormire.
L’indomani ci aspetta la visita a Micene.

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