Echi dal passato. Messinia – day 2

donkey

Dal castello di Koroni

Dopo una frugale (e cattiva) colazione in piazza partiamo per il nostro giro.
Le mete di oggi sono essenzialmente due: Methoni e Koroni.
Le due cittadine sono poste una all’estremo occidentale e l’altra a quello orientale della penisola del Messinia (il terzo dito del Peloponneso).
bellEntrambe custodiscono i resti di due fortezze, costruite verso la fine del Trecento dai veneziani, a guardia di quel tratto di mare, da cui il nome di “gli occhi di San Marco” che si guadagnarono le città.
In entrambi i casi resta poco di ciò che furono le fortezze venete. Si può giusto immaginarne la mole percorrendone a piedi i bastioni.

Methoni entrance

L’ingresso alla fortezza di Methoni

Dal punto di vista architettonico la più interessante è sicuramente la prima che abbiamo visitato, quella di Methoni.
Oltre ad essere meglio conservata nella sua struttura originale, sulla punta estrema del promontorio su cui sorge è stata edificata in epoca successiva un’interessante torre ottagonale sul mare.

tower

La torre ottagonale

Inoltre sono presenti i resti di un paio di bagni turchi e una graziosa chiesetta.

Inutile dire che, a meno di non essere fanatici della storia militare del tempo, l’aspetto più emozionante è la posizione delle fortezze.

hammam

gli hammam

In questo caso quella di Koroni ha forse qualcosa in più essendo situata più in alto sul mare rispetto alla prima, con un lungo altopiano a picco sul mare davanti.
Purtroppo, come accennavo, poco resta delle antiche vestigia e mi sono domandato se non sarebbe bastato far pagare un modesto biglietto d’ingresso per avere a disposizione dei fondi per la manutenzione.
Tant’è. I siti e quel che resta dei monumenti si visitano gratuitamente.

Finite le peregrinazioni culturali abbiamo intrapreso la via del ritorno percorrendo però la costa orientale della penisola finendo così sulla strada proveniente da Kalamata percorsa il giorno prima.
A metà circa tra Kalamata e Pylos ci siamo fermati alle cascate di Polilimnio.

La cascata "piccola"

La cascata “piccola”

Inizialmente abbiamo sbagliato seguendo i cartelli che indicavano di scendere verso valle.
Una pozza c’era ma definire il saltello che la alimentava una cascata ci pareva a dir poco ottimistico!
Tornando sui nostri passi ci siamo però accorti che il sentiero proseguiva verso monte.
E in effetti, dopo poche centinaia di metri, siamo arrivati a un laghetto alimentato, questo sì, da una piccola cascata!

waterfall

La cascata “grande”

A quel punto si era però fatto tardi. La stanchezza iniziava a insidiarsi e avevamo ancora un po’ di strada da fare. Così, senza fare il bagno nell’acqua gelata (provato con mano piede! ), siamo tornati a Pylos per concludere la serata in un altro ristorante di pesce sul lungomare.

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