Conquistata la vetta!

panorama_headerOgni ferragosto a Mara viene una brillante idea per passare in serenità la giornata. Ricordo ancora con terrore l’anno in cui insistette per raggiungere il lago di Garda. Se non fossimo stati in moto avremmo passato l’intera giornata in fila in auto!

Quest’anno si è accontentata di una meta più vicina ma fisicamente più impegnativa: forse attratta dalla sagoma aspra che si staglia maestosa alle nostre spalle, ha voluto arrivare in cima al Resegone.

resegpne

Il Resegone dai Piani d’Erna

A me la montagna non piace. Mi ha sempre messo ansia. Mi fa sentire claustrofobico. Sono abituato agli orizzonti infiniti del mare che danno  serenità. Sarà probabilmente per questo che amo i paesaggi desertici, che sono sì aspri, ma ampi, aperti.
La montagna no. Non offre spazi. E’ tutto chiuso, delimitato da pareti che incombono su di te togliendoti il respiro.
Oltretutto sono pigro e non amo camminare. Figuriamoci in salita!

Con queste premesse la giornata poteva rivelarsi un incubo ma ero di buon umore e mi sono convinto che una passeggiata in montagna all’anno potevo anche sopportarla.

Con tutta calma ci siamo quindi diretti alla base della funivia che porta ai Piani d’Erna (1375m), in località Versasio a Lecco.
C’è un parcheggio a pagamento (2€ tutto il giorno). La funivia cosata 10€ a/r e porta ai Piani in 5 minuti. Volendo si può salire anche a piedi seguendo il sentiero n. 1.

Novoloni sulle nostre teste

Novoloni sulle nostre teste

Il tempo non sembrava darci una mano. Nonostante tutto intorno fosse soleggiato, su di noi era posata una cappa grigio-piombo piuttosto inquietante ma fiduciosi del fatto che prima o poi sarebbe uscito il sole anche su di noi ci siamo incamminati.

Appena partiti però subito i primi problemi. Passi che io e Mara, non avendo mai messo piede tra i sentieri di montagna, potessimo avere difficoltà a individuare la strada. Ma se in giro trovi solo gente che vaga per i Piani d’Erna chiedendosi a vicenda dove sia il tal sentiero, viene il dubbio che le indicazioni non siano particolarmente precise (per usare un blando eufemismo).
Ovviamente non avevamo cartine dettagliate e quella che si trova alla biglietteria della funivia è troppo approssimativa per avere una qualsiasi utilità.

Fatto sta che Mara aveva individuato i sentieri n.5 e 1 per salire fino alla vetta del Resegone. Veniva segnalato come percorso elementare, quindi adatto a noi. Peccato che non ne siamo riusciti a trovare l’imbocco!

La rocciatrice

La rocciatrice

Abbiamo invece imboccato il n.7 con un certo timore. Il primo tratto, da un’ora e mezzo, in realtà era piuttosto semplice. Solo che al Passo del Giuff si biforca. E ancora una volta non si capiva da che parte andare.
Fortunatamente abbiamo incontrato un ragazzo che ci ha consigliato il n.8.
“È una via di mezzo tra il 7 e l’altro che passa più in alto, per esperti. Non lo fa quasi nessuno. Potreste incontrare le marmotte”

camoscio

Il quadrupede scalatore

Il mio primo pensiero, dopo 90 e passa minuti di camminata in salita è stato “ma che ca**o di marmotte vuoi vedere su uno stramaledetto sentiero di montagna dove devi tenere gli occhi fissi in terra se non vuoi romperti l’osso del collo!” E in effetti di marmotte manco l’ombra. Però il sentiero era molto bello, con un paio di tratti impegnativi ma divertenti e al posto delle marmotte ci siamo imbattuti in 2 camosci… stambecchi… mufloni… springboks… machecavolonesocosadiavoloerano!

Per raggiungere la vetta ci sono volute altre 2 ore. L’ultimo pezzo (sentiero 17) è stato mortale. Ripidissimo, con un fondo di sassi instabili. La vetta non arrivava mai!

vetta resegone

La vetta!

Cominciavo a maledire l’ennesima idea ferragostana di Mara ma quando lei – pure provata dall’ascesa – ha ammesso di aver sottovalutato la difficoltà mi sono sentito di perdonarla 🙂

rifugio Azzoni

rifugio Azzoni

Raggiunta la vetta siamo comunque stai ripagati da un’ottimo spezzatino con polenta consumato al rifugio Azzoni e dalla bella vista seppur parzialmente offuscata dalle nuvole.

Il ritorno l’abbiamo fatto seguendo ancora il sentiero n.17 nel primo tratto e il n.7 che, come ci ha detto il ragazzo al rifugio, è la via più facile anche se più lunga. In poco più di 2 ore e un quarto siamo tornati ai Piani d’Erna, sfiniti ma soddisfatti per aver raggiunto l’agognata meta.

Direi che dopo questa impresa possiamo ritenerci pronti per il K2!

Vi lascio con qualche foto in più (cliccando sulle foto si apre la galleria)

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