Olè!

Eccoci di ritorno dalla 3 giorni sivigliana.

La città – pur essendo la quarta per grandezza in Spagna – ha un centro storico piuttosto piccolo.
Dal nostro hotel , situato strategicamente nel vivace quartiere di Santa Cruz, abbiamo raggiunto a piedi quasi tutto ciò che c’era da vedere.
Unica attrazione che avrei voluto vedere e non siamo riusciti a visitare è il quartiere popolare della Triana. Non so esattamente cosa ci fosse da vedere ma l’idea del quartiere popolare, dove si respira il flamenco, mi ispirava.

Plaza de España

Plaza de España

La Giralda

La Giralda

Tra i monumenti più noti di Siviglia c’è anche Plaza de España. La ricordavo anche dalla mia precedente visita del ’95 e, sinceramente, anche in questa seconda occasione ho trovato conferma alla prima impressione: la Plaza de España è una cafonata pazzesca! Tanto per parafrasare in modo più edulcorato il buon ragionier Fantozzi. Un’accozzaglia di stili messi insieme per impressionare i visitatori del primo Expo del 1929.

Non sto a dilungarmi sugli altri 3 highlights della città. Dico solo che la fama della Cattedrale gotica e la sua torre – la Giralda – costruita a imitazione del minareto di Marrakech, è meritata.
Così come meritata è quella del Real Alcàzar, lo splendido palazzo in stile mudéjar (anche se l’Alhambra di Granada ha un’eleganza inarrivabile. Probabilmente grazie al fatto che da Granada non passò Carlo V a fare danni in stile gotico a un palazzo mudejàr!)

Ciò che personalmente mi premeva conoscere era il Flamenco. Prima di partire avevo fatto ricerche su Google con l’espressione “real Flamenco in Sevilla”. Ovviamente non ne ho ricavato granché.
Se per vero si intende spontaneo, allora bisognava cercare in qualche bar in un quartiere popolare. Con un po’ di fortuna si poteva incontrare un tocador e un cantador ad improvvisare. Meno probabile beccare anche i bailadores che hanno bisogno di un minimo di spazio.
Inoltre, anche ammesso che si fosse trovato il locale giusto, non è detto che la qualità dello spettacolo sarebbe stata buona.
All’estremo opposto infatti si trovano gli spettacoli di Flamenco che danno nei Tablao. Veri e propri teatri dove si paga l’ingresso (salato – sui 30€), spesso si può anche cenare ma dove il livello dei performers è decisamente alto.
Insomma bisogna scegliere tra veracità e professionismo!

In soli 3 giorni (e con i suoceri appresso!) era praticamente impossibile percorrere la prima via.
Così sono riuscito a trovare un sorta di via di mezzo: sabato sera io e Mara siamo andati in uno strano locale chiamato la Carboneria. L’ingresso è composto da un locale piuttosto piccolo, raccolto e molto accogliente, con un caminetto crepitante dove gli avventori giocavano a dama ai tavoli.
Superato questo primo spazio si accede però a un’enorme sala; una sorta di capannone, gremito all’inverosimile. Qui, dopo le 22.30, inizia lo spettacolo con la formazione tipo: un chitarrista (il tocador), un cantante (il cantador) e una formosa e tipicamente spagnola ballerina (bailadora).
Alla fine si tratta comunque di uno spettacolo per turisti (in sala non credo ci fosse un solo sivigliano, tolti i 3 artisti) però quantomeno si paga solo la consumazione. L’atmosfera e il servizio ricordano molto un centro sociale – magari non il Leoncavallo che è sicuramente più ripulito!
La sera successiva, concordato che la Carboneria non sarebbe stata meta gradita ai suoceri, abbiamo optato per qualcosa di più professionale.

Casa de la guitarra

Casa de la guitarra

La Casa de la Guitarra ci è sembrata la soluzione migliore e non ce ne siamo pentiti. Per 17€ (non poco ma sempre meno dei Tablao) abbiamo assistito a uno spettacolo in una sala con una trentina di posti.
Tutti e 3 gli artisti (stavolta una cantadora donna) erano decisamente più bravi dei 3 della Carboneria e il tocador dava spiegazioni ad ogni pezzo.
Per esempio abbiamo imparato che esistono tanti tipi di flamenco: arrabbiato, tragico, allegro, appassionato… e le differenze sono notevoli ed evidenti.

Interessante infine la piccola collezione di chitarre appese alle pareti. Le più antiche risalivano ai primi decenni dell’800.

Lunedì pomeriggio infine abbiamo fatto la visita guidata alla Plaza de toros, l’arena dove da Aprile ad Ottobre si svolgono le corride.
Personalmente trovo lo spettacolo (che ho vosto solo in tv) una inutile crudeltà nei confronti di una bestia che nulla ha fatto per meritarsi di morire terrorizzato e torturato da una serie di fanatici religiosi e bigotti.
Non posso però negare che la struttura dell’arena è affascinate ed esteticamente notevole.
Certo, pur non avendo assistito a una corrida, alla fine anch’io ho contribuito – col biglietto d’ingresso – a finanziare questo orribile baraccone cruento. Speriamo che i tori mi perdonino!

Plaza de Toros

Plaza de Toros

Vi lascio con il link alla galleria fotografica. Purtroppo non avevamo una fotocamera vera quindi tutte le foto sono state fatte col cellulare. Accontentiamoci! 😦

Hasta luego, Andalucia!

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