Bike Commuting – si può fare!

bike-commuterSono ormai quasi 4 mesi che vado a lavorare in bicicletta.
(Ad essere onesti dovrei dire ANCHE in biciletta, visto che finora non è ancora capitato di fare tutti e 5 i giorni della settimana)

Ogni tanto mi chiedo il perché. Perché solo ora?
Trovavo rispote che mi lasciavano uno spiacevole sapore di scusa con un retrogusto di senso di colpa.

La prima scusa che mi viene in mente è che… non mi era mai venuto in mente. Che si potesse usare la bici per andare a lavorare, intendo. E qui capisci quanto siamo schiavi dell’auto.

Ma non ho la bici adatta. Balle. Per fare 12km in piano va bene pure la Graziella. Che poi mi sia voluto comprare la bici nuova è stato solo un capriccio. Il prezzo elevato (per le mie tasche) lo considero un incentivo psicologico ad utilizzarla il più possibile.

E’ lontano. Balle. Per fare 12km in piano ci metto meno di 30 minuti.

Non puoi mica arrivare sudato marcio in ufficio. Ecco questa era una di quelle scuse sensate.
I primi giorni in cui mi cimentavo nelle pedalate casa-lavoro mi arrangiavo come potevo: mi infilavo nel bagno della portineria (nella mia azienda
c’è un assurdo regolamento che vieta agli uomini di entrare con i pantaloni corti – se sei donna invece puoi avere la minigonna giropassera che va bene), mi cambiavo chiuso nel vano wc, mi davo una sciacquata sul lavandino e salivo in ufficio.
Si può fare e l-ho fatto, per carità, ma dopo uno sforzo di mezz’ora resti comunque accaldato per un po’ e continui a sudare anche dopo esserti cambiato.
Non parliamo poi della scomodità del cambiarsi nell’angusto cessetto!
Tutto questo è però finito a metà Settembre quando in azienda hanno aperto gli spogliatoi muniti di doccia.
Quella, devo ammetterlo, è stata la molla che mi ha definitivamente convinto. La possibilità di poterti lavare decentemente ti cambia la vita!

pista ciclabile

Doppia corsia? MAGARI!

E’ pericoloso. Ecco qui ci sarebbe materia per discuterne per anni.
Nel mio caso specifico, sui 12km di percorso che faccio, credo che i tratti di pista ciclabile (anzi, ciclopedonabile. Sono tutti tratti condivisi coi pedoni) siano circa il 30%.
Un altro 20% sono strade urbane abbastanza sicure ma il resto sono strade molto trafficate.
Io, da parte mia, faccio il possibile per migliorare la sicurezza passiva. Mi sono comprato il caschetto, la bici l’ho scelta con un buon impianto luce di serie e adesso che esco col buio indosso sempre il gilet catarifrangente.
Non si vede lo stesso impegno però dalle varie amministrazioni pubbliche.
Non è solo la mancanza delle vie ciclabili. Laddove ci sono sembrano gocce nel deserto:
strisce casuali buttate lì a casaccio. Iniziano e terminano nel nulla. Quando va bene. Altrimenti sbucano direttamente nel mezzo di un incrocio o di una rotonda trafficatissima.
Non parliamo poi delle condizioni del manto stradale. Buche, dossi, radici che hanno spaccato l’asfalto, tombini sporgenti o veri e propri gradini tra uno strato di asfalto e l’altro lasciati da chi ha fatto magari uno scavo.
Salta agli occhi che le ciclabili sono solo episodi occasionali nella pianificazione urbana di un comune. Anzi, parebbe che non ci sia proprio alcuna pianificazione ma che gli elementi della viabilità vengano sparsi a casaccio come chicchi di riso sul sagrato della chiesa.

bike rack cph

Stalli bici a Copenhagen

Ciò detto, finora non solo non mi è capitato nulla ma non ho mai nemmeno rischiato alcun incidente.
Spero che continui così nella speranza che le amministrazioni locali si rendano finalmente conto che bisogna cambiare rotta e pensare alla mobilità delle persone e non dei mezzi.
Sarà magari che adesso ci faccio caso ma di ciclisti commuters ne vedo e incontro sempre di più.
Associazioni come #salvaiciclisti si stanno muovendo bene per sensibilizzare le amministrazioni pubbliche al tema della sicurezza in bici (e a piedi).

Insomma, qualcosa sta cambiando e, complice la crisi economica che spinge a usare (e fortunatamente ad acquistare) meno automobili, forse potremmo a poco a poco avvicinarci a paesi come la Danimarca e l’Olanda.

Bisogna solo fare il primo passo la prima pedalata. Il resto è tutto in discesa!

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4 thoughts on “Bike Commuting – si può fare!

  1. Io ho fatto per tanti anni il bike commuter, sotto il vento, la pioggia, la neve, i 40 gradi. E come mi sarebbe piaciuta una bella doccia calda o fredda ed un cambio asciutto sul posto di lavoro. Ci vorrebbe poco alle aziende per attrezzarsi n questo senso. Ma in Italia..siamo ben lontani..purtroppo.
    Poi un bel giorno..una brutta ernia cervicale, mi ha messo out con la bici.
    Adesso che sto un po’ meglio ci vorrei riprovare.
    Scusami x la lunga filippica personale.
    Buone pedalate
    Riccardo

    • Ciao riciclone!
      Beh, dai, la mia azienda (una multinazionale molto grande) dimostra che è possibile anche in Italia.
      Tieni presente che l’installazione degli spogliatoi è avvenuta sotto la pressione di un gruppo di bikers che hanno fatto lobbying ottenendo prima il parcheggio chiuso e controllato e poi gli spogliatoi stessi.
      Forse ognuno di noi deve convincersi che le cose cambiano se contribuiamo in prima persona a cambiarle. Non basta aspettare che “qualcuno” le cambi per noi

      • Beh forse hai ragione, perchè spesso ci sono anche i “mobility manager” dentro le grandi aziende, che dovrebbero dare impulso a queste cose qua.
        Serve davvero un gruppo di pressione e tempo da dedicarvi. Grazie x la tua risposta

  2. Sono ormai 2 anni che vado al lavoro in bici (per la verità ho una recumbent) sono solo 4km da fare 4 volte al giorno, poca cosa. I miei colleghi mi guardano ancora con quell’aria da automobilisti incalliti (qualcuno abita anche più vicino di me).
    Recentemente ho acquistato anche un carrellino per andare a fare la spesa.
    Forza che ce la facciamo VIVA LA BICI
    Fabionico

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