Il Puma di Pietra

Uros Qhantati

in cucina

PREMESSA: come ci insegna il Libro Cuore il bene vince sempre sul male e quindi ogni atto di superbia verrà punito.
Nell’ultimo post ho voluto fare il ganassa affermando che il soroche, il mal d’altura, mi avesse fatto un baffo.
Puntuale è arrivata la mazzata.
Abbandonato il Canion del Colca, dopo un viaggio di quasi 5 ore attraverso un altipiano mozzafiato costantemente sopra i 4000, siamo arrivati la sera del 19 a Puno devastati.
Talmente forte erano mal di testa e nausea che ho contravvenuto alla seconda regola fondamentale del viaggiatore: mai mangiare cibo italiano all’estero. Vi lascio immaginare quanto erano buone le 2 pizze Margarita!

Puno, come ha più volte ribadito Mara, l’è un pustass.
È stata quindi una mia felice intuizione quella di svincolarsi dall’ottima organizzazione di Angelo e Yolanda scegliendo di stare a Casa Panq’arani.
Un’oasi di colori e natura in mezzo allo squallido grigiore dei palazzi con cemento e mattoni a vista, alla sporcizia e al traffico di Puno.
Se passate da quelle parti, fate una sosta da Edgar e Consuelo. Farete parte della loro famiglia.

La mattina successiva, riposati e passato il soroche, ci siamo imbarcati per quella che sicuramente sarà una delle esperienze più belle di questo viaggio.

La felice intuizione stavolta è di Mara. Tra le tante proposte di tour delle isole del Titikaka, ne ha scelta una un po’ particolare, consigliata dalla Lonely Planet: un giorno e una notte presso una delle famiglie Uros, che popolano le omonime isole galleggianti.

Particolare perché il 99% dei tour prevede il pernottamento su una delle 2 isole naturali, Taquile o Amantani.

Come da accordi, alle 10 del mattino un taxi viene a prelevarci all’hostal portandoci ad un minuscolo molo.
Insieme ad una coppia di ragazzi inglesi, in poco più di mezz’ora di navigazione ci troviamo in un mondo incredibile.
L’isola Qhantati è una delle 63 isole galleggianti fatte di totora, canne che crescono nella parte meno profonda del lago.
Già vedere queste enormi piattaforme ricoperte di casette, tutto nella splendida tonalità di giallo paglierino, ha dell’incredibile. Sembra tutto finto da tanto è bello!
Ma quando poi si poggia piede su uno strato morbido ma al tempo stesso compatto di cannizzato, la sensazione di essere approdati su un mondo “altro” è fortissima.
Quella di Victor e Cristina è l’unica delle famiglie degli Uros ad aver trasformato parte della loro isola in in vero e proprio hotel.
Ci spiegano che ormai tutta la comunità vive unicamente di turismo (la misera battuta di pesca che faremo nel pomeriggio ci fa intuire il perché) e che loro, da 6 anni, stanno tentando l’esperimento dell’alloggio.
Tutte le altre isole infatti vengono visitate a turno da orde di turisti (si parla di qualche migliaio al giorno!) che vi sostano per qualche minuto, comprando souvenir, sulla rotta per le isole “naturali” Taquile o Amantani.

Camera

La nostra camera da letto in Totora

Dopo averci mostrato i nostri alloggi e le zone comuni, la mattina passa piuttosto velocemente con Victor che ci spiega, con tanto di modellini rigorosamente in totora, come vengono costruite le isole, la loro storia, i costumi e gli usi della popolazione Uros e la storia del lago.

Titikaka, ci dice, in lingua Aymara, significa puma di pietra.
Rovesciando la cartina del lago si vede – con un po’ di fantasia! – un puma nell’atto di assalire un coniglio.

A pranzo un’ottima trota alla griglia (specialità di tutta la zona andina) e poi riposo.
Nel pomeriggio, dopo averci fatto indossare dei costumi tradizionali, usciamo sul lago con un’imbarcazione anch’essa in totora.
Come accennavo, le reti che Victor aveva piazzato il giorno prima, offrono un magro bottino. Ormai, ci dice, lo fa solo come dimostrazione per noi turisti: nel lago non si pesca quasi più nulla.
La serata passa oziosa fino all’ora di cena. Mentre stiamo mangiando si scatena un temporale (insolito in questa stagione, ci dice il nostro ospite). Siamo tutti e 5 (nel frattempo si è aggiunta una ragazza) piuttosto preoccupati. Fuori ci sono tuoni, fulmini e raffiche di vento. Reggeranno le nostre capanne di canne?
Finita l’ottima cena, sono appena le 8, avvolti nelle coperte che ci hanno fornito – quando cala il sole la temperatura scende fino ad arrivare attorno allo zero – approfittiamo di un momento in cui non piove per ritirarci nelle nostre stanzette.
Ci infiliamo, vestiti come siamo, sotto le 4 o 5 pesantissime coperte e in pochi minuti siamo nel mondo dei sogni confortati dal fatto di non sentire più rumore di tempesta.

isla qhantati

Uno scorcio dell'isola Qhantati

Non è ancora sorto il sole quando esco dal calduccio delle coperte per vedere il cielo sgombro da nuvole.
Mi godo l’alba che pian piano scioglie il rosso fuoco accendendo di giallo gli isolotti adagiati sullo specchio d’acqua scintillante.
Auguro a Cristina, Victor e le loro famiglie di avere successo in questa loro impresa. Se lo meritano. Sperando che il successo non stravolga i ritmi sonnolenti dell’isola. Una cosa preziosa!

La visita successiva alla tanto reclamizzata Taquile lascia sia me che Mara piuttosto freddi.
I panorami sono splendidi ma tutto sa di deja-vu. L’isola infatti assomiglia tremendamente alle “mie” Eolie e nemmeno il fatto di sapere che ci troviamo, non nel mediterraneo, ma su un lago a 3800m di altitudine ci leva quella leggera sensazione di indifferenza.
Come dicono gli americani, Uros is something else!

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2 thoughts on “Il Puma di Pietra

  1. Ciao! sono Valentina! A gennaio visiterò il peru con mio marito e vorremmo trascorrere una notte in una delle isole Uros (come osservavi tu,le agenzie, in genere,  propongono una visita alle isole galleggianti per poi dormire a taquile, ma non vediamo nulla di originale in questo) visto che tu ci sei riuscito! Potresti girarmi il contatto della famiglia che vi ha ospitato o dirmi come pissa prenotere?  Ti ringrazio fin da ora! A presto! Valentina

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