Segnali di Natura opposta

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Stamattina di buon ora (tanto per cambiare!) ci siamo imbarcati per visitare le isole Ballestas, un gruppo di isolotti a una ventina di km dalla costa di Paracas.
Sono conosciute anche come “piccole Galapagos” per la varietà di fauna presente:
cormorani, gabbiani, avvoltoi, rondini di mare. E ancora pinguini di Humboldt, delfini e leoni marini.
Ma quel che impressiona un ignorante di bird watching come me, più che le diverse specie è il numero di uccelli presenti. È qualcosa di inimmaginabile. Intere isole ricoperte di volatili.
Non c’è da stupirsi se, per oltre 100 anni, le Ballestas hanno fruttato enormi ricchezze grazie alla raccolta del guano. Guano che ha portato addirittura ad una piccola guerra tra Perù e Inghilterra per aggiudicarsene lo sfruttamento.
Va da se che in 100 anni sono riusciti a raccogliere tutto il guano presente e il gioco è finito.
Così adesso hanno capito che è meglio sfruttarne le potenzialità turistiche: l’accesso alle isole è vietato, un guardiano vive stabilmente sull’isolotto principale dandosi il cambio con un collega ogni 2 mesi. Le visite in barca sono sempre con una guida che spiega ai turisti il giusto modo di approcciarsi alla fauna locale.
Insomma, pare stiano facendo in buon lavoro per preservare questo paradiso naturale.

Terminata la gita marittima, il nostro fido Cesar ci ha accompagnati a Ica. O meglio, all’oasi di Huacachina, a pochi km da Ica.
Tutta la regione infatti, a parte piccoli lembi di terra coltivati grazie all’irrigazione artificiale, è completamente desertica. Un deserto di terra e sassi.
Fa eccezione una fascia di ca 150×12 km che si estende da Ica verso sud che è invece composta da dune di sabbia stile Sahara.
Tra queste dune si trova appunto Huacachina, una pozza d’acqua (piuttosto stagnante a dire il vero) attorno alla quale è sorto un paesino grazioso meta di un turismo prevalentemente giovane. Questo probabilmente perché l’attrazione principale sono le dune buggy con cui sfrecciare tra le dune e il sand-boarding, la discesa con la tavola.
Ovviamente anche io e Mara – che adoriamo queste cavolate – siamo subito saliti su un buggy lanciandoci poi a capofitto giù per le dune sulle tavole.
Ciò che ci ha lasciato perplessi però è la totale incuria in cui versano le dune.
Bottiglie, taniche e sacchetti di plastica si trovano sparsi ovunque tra la sabbia. Spazzatura gettata dai turisti ma anche dai locali e che nessuno ripulisce.
È uno spettacolo piuttosto triste che stride con il fascino del posto che non sarebbe niente male.
Forse un minimo di consapevolezza ecologica a questi non farebbe male. Basterebbe guardare al buon esempio, pochi chilometri più a nordovest.

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