Xenofobia

Cercando in rete il titolo di un libro che mi incuriosiva sono capitato su questo blog.

Simone Perotti - Adesso Basta

Simone Perotti - Adesso Basta

Il libro è scritto da Simone Perotti, ex manager che ha deciso di mollare tutto e fare downshifting, applicare (abbastanza drasticamente) una sorta di decrescita felice.
In pratica ha ridotto sensibilmentei suoi consumi, ha ridimensionato – o forse sarebbe meglio dire ha rivalutato – le proprie esigenze in cambio di ciò che lui definisce libertà. Per come la vedo io ha fatto semplicemente ciò che si dovrebbe fare coi soldi: li ha dati via in cambio di felicità.
A ben vedere non ha fatto niente di così originale. Il rifiuto e la fuga dalla società costituita esiste da ancor prima che esistesse l’attuale società capitalistica. Basti pensare agli eremiti.
E’ una scelta che si può definire coraggiosa o dirompente o radicale o – perché no – folle.
E’ una di quelle scelte che sucita mixed emotions: rispetto, ammirazione. Ma anche fastidio, invidia, disprezzo, come si legge fin dal primo commento al post.

A tutti i vari “facile fare il frocio col culo degli altri” (cit.) che si è preso (da gente che non ha nemmeno letto il libro) Perotti risponde in prima persona qui e in quello immediatamnete successivo.
E credo che colga perfettamente il punto nel suo secondo commento:

Mi rendo conto che se qualcuno fa veramente qualcosa di diverso, se agisce con coraggio mandando all’aria cose che la maggioranza non avrebbe il coraggio di mandare all’aria… mette in crisi chi si lamenta.

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9 thoughts on “Xenofobia

  1. L’ho letto poco tempo fa, e posso dirti che contrariamente ad altre guide simili scritte da americani questa è ben realizzata e si legge bene, inoltre l’autore non lesina con esempi pratici e consigli utili per chi voglia pianificare un cambiamento di stile di vita. Una valida lettura, insomma.
    L’unica perplessità, o meglio il vero ostacolo direi io da impiegato, è che gran parte del ragionamento viene svolto da Perotti sulla base di entrate annue decisamente superiori alla media, basati naturalmente sulla sua esperienza retributiva di manager quale è stato per diversi anni, ma questo non influenza comunque la bontà dell’opera nell’insieme.

  2. rob, grazie per la segnalazione.
    Che lui partisse da un’ottima base economica mi pare che lo abbia ribadito più volte nelle interviste e anche nelle risposte al blog che ho linkato. Non so se fa altrettanto nel libro.
    Non voglio sbilanciarmi più di tanto prima di averlo letto ma forse non va presa come una guida ma semplicemente come una storia personale.
    A me questa storia, per il tipo di polemiche suscitate e per la scelta di vita particolare del protagonista, ha ricordato un po’ la storia di Christopher McCandless. CHiaramente McCandless è stato molto più radicale… e sprovveduto!

  3. Io non sono ricco ragazzi. Non ho famiglie ricche alle spalle. Non avrò la pensione. Vivo con 10 mila euro all’anno. Ho una casa costata 50mila euro e una macchina comprata su eBay per 8mila. Autoproduco alcune cose. Faccio da me ogni lavoro. Non ho il riscaldamento, brucio la legna che taglioe trasporto da me. Ho soldi da parte per 5-6 anni, che non posso toccare perché servono quando sono vecchio. Lavo barche per 80 euro a barca. Consumo poco. Non mi pare lo schema di un privilegiato. Quando qualcuno paga in prima persona una scelta così ne riparliamo. In ogni caso, ognuno ha le sue opinioni. Io però sono diventato più libero pagandomi tutto da me, compreso la paura, l’angoscia delle scelte e il buttare via una carriera che poteva darmi molto. Non pretendo che mi si dica bravo, ma vorrei solo che la mia scelta passasse per quello che è: vera, credibile, concreta. Poi che la si rifiuti, ma non su una base sbagliata. ciao e grazie. Simone Perotti

  4. Ciao Simone.
    Guarda che hai frainteso. Io non ho mai detto che sei ricco né che sei un privilegiato!
    Mi rendo conto di non essere un maestro di comunicazione ma il mio post voleva colpire proprio quelli che si aggrappano a queste (consentimi) cazzate.
    Anche perché – fossi anche stato ricco – te li sei comunque guadagnati col tuo lavoro precedente quei soldi, per cui non vedo perché dovresti giustificarti!

    Come dice robxyz, guadagnare poco col lavoro “normale” semplicemente pone un (ulteriore) ostacolo a un progetto del genere in quanto non permette nemmeno di accantonare quella “scorta” per 5-6 anni che tu sei riuscito a fare e che, psicologicamente, un piccolo aiuto lo da. Tutto qui.

    La tua scelta la approvo, la rispetto e ti stimo. Ti stimo perché hai fatto qualcosa che mi piacerebbe fare ma che non ho trovato (ancora??) il coraggio di fare.
    keep it up! 😉

  5. Simone, guarda che stavo esprimendo apprezzamento per il tuo libro e, soprattutto, per il coraggio della tua scelta di vita, mica una critica: facevo solo notare, come d’altra parte fai anche tu nel tuo libro, che la base di partenza sulla base retributiva da te calcolata nel tuo caso era superiore a quella teorica di un impiegato come me da milleduecento euro al mese, e nel mio caso le cose sarebbero da ponderare ancora più attentamente; tutto qui, solo una semplice constatazione.
    Per il resto, ribadisco, un ottimo libro e una scelta davvero ammirevole la tua.
    Verrò ad ascoltarti martedì a Pavia.

  6. mah guarda sono rimasto parecchio deluso dalla serata con Perotti: non ho apprezzato particolarmente il “taglio” dato all’incontro, a mio modesto parere se si fosse limitato a parlare del libro e della sua vicenda personale sarebbe stato molto più coinvolgente. Alcuni suoi paragoni tra i lavoratori odierni e gli schiavi, per quanto paradossali, suonavano piuttosto fuori luogo nonchè irritanti secondo me e le mie due amiche: ci sono tante persone che oltre a motivi di frustrazione o scontento trovano anche piacere e lati positivi nel proprio lavoro; pur condividendo (e come non essere d’accordo?) l’invito a perseguire la riduzione delle cose superflue e consumistiche, dunque non fondamentali al benessere interiore, resto perplesso quando penso che se questa idea avesse un largo seguito probabilmente lui rimarrebbe senza lavoro come skipper e istruttore di vela.
    Quando ha detto che l’aver fatto il trasloco autonomamente senza affidarsi ad una ditta lo ha arricchito, sono stato contento per lui ma noi (le mie amiche ed io) che di solito i traslochi ce li siamo sempre fatti da soli senza trovarci grandi spunti di crescita emotiva ci siamo guardati ancora più perplessi.
    Insomma, ora sono ancora più convinto che il libro non è stato scritto per gente come me.

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