National Anthems

Italia-All BlacksLo scorso weekend, nonostante per tutti i TG sportivi la notizia principale fosse il roboante 0 a 0 della nostra nazionale di calcio in un’inutile amichevole, in giro per l’Europa si sono giocate partite tra Nazionali con un po’ più di peso specifico (le partite intendo, non le nazionali!)

Come qualsiasi incontro tra rappresentative nazionali, i match sono preceduti dagli inni.

A Milano, per esempio, l’inno neozelandese è stato cantato (con qualche intoppo tecnico a dire il vero) da un soprano professionista in tourneé in europa, mentre quello italiano è stato cantato da dal “tenore” Denis Dallan, attuale giocatore dell’Amatori Milano e 42 volte nazionale Azzurro.

A Tolosa si giocava Francia – Sud Africa. I francesi hanno affidato l’inno ospite a una star della musica sudafricana: tal Ras Dumisani, cantante reggae.
Il risultato lo potete sentire e vedere voi stessi.

Vi prego di notare le facce dei giocatori sudafricani. Alcuni riescono a mantenere la concentrazione e il trasporto, altri non riescono a trattenere un sorriso mentre alcuni mostrano chiaramente fastidio per il massacro del proprio inno!

Naas Botha, ex capitano degli Springboks, è arrivato adirittura a ipotizzare che la sconfitta del Sudafrica sia da imputare allo scempio del rastafari.
Forse esagera. Intanto però il Governo sudafricano ha chiesto spiegazioni e scuse alla federazione rugby francese!

A proposito di inni nazionali. La nazionale italiana (come molte altre – inclusi gli All Blacks) annovera tra le proprie fila i cosiddetti “equiparati”. Giocatori stranieri che, per un motivo o per un altro sono autorizzati a giocare per una determinata nazionale.
La prima cosa che fanno i neo-Azzurri – anche quelli che faticano a parlare la nostra lingua – è imparare l’inno di Mameli per cantarlo a inizio partita. Tutti. Dai sudafricani, agli australiani, ai neozelandesi e agli argentini.
Chissà come mai ce ne sono altri, di argentini, che non solo si rifiutano di cantarlo, ma ti mandano pure elegantemente affanculo se gliene chiedi conto!

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2 thoughts on “National Anthems

  1. E’ già un miracolo che non sia stato massacrato dai giocatori sudafricani… qualcuno lo ha guardato veramente male! E poi … i bonghi?!?!? Ma quando mai si usano i binghi per l’esecuzione degli inni? Forse ma forse per l’inno del Delta club.

    Meno male che c’è da aspettare solo fino alla fine del mondiale quando Lippi verrà cacciato e arriverà qualcuno che seleziona gente con un pò più di attaccamento alla maglia. Mentre scrivevo questa frase mi sono venuti due dubbi : Lippi verrà cacciato o seguirà il suo naturale processo di juventizzazione? I giocatori italiani di nascita tengono veramente alla maglia?

  2. Secondo me l’ubriacone è dovuto scappare veloce insieme a suo nonno, al cugino col panettone in testa e ai bonghi! 🙂

    Su Lippi stendiamo un velo pietoso. Gli è bastato vincere un mondiale grazie a una furbata di un giocatore per far dimenticare a tutti quanto male abbia fatto giocare la squadra (vedi insistere su Totti) nonché il suo coinvolgimento in calciopoli. Almeno Capello è scappato dall’Italia!

    Quanto all’attaccamento, è evidente che per molti calciatori la nazionale è un fastidio. Nel rugby, fisicamente molto più logorante del calcio, non si è mai visto un giocatore rinunciare alla nazionale. Nonostante l’avvento del professionismo la nazionale è vista ancora come il massimo traguardo per un giocatore. Persino se non è la tua nazione di nascita.
    Da notare che – Italia a parte – durante test match o 6 Nations non si fermano nemmeno i campionati. Le squadre con più nazionali giocano con le riserve senza far troppe storie. Altro che “siamo stanchi per la Champions League”!

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