New (mis)Adventures in Lo-Fi

premessa: “l’inverno piu’ freddo che ho passato e’ stata un’estate a San Francisco” (Mark Twain).

Dopo una tipica giornata da turista con chilometri miglia macinate a piedi, conclusasi con visita serale ad Alcatraz, uno non vede l’ora di tornare in albergo, fare una doccia calda, mangiare qualcosa e andarsene a letto.
Cosi’ stavano certamente pensando tutti i disgraziati che, alle 9 di sera, scesi dal traghetto, erano in attesa del tram ignari della serie di scelte sbagliate ed eventi avversi che li aspettava da li’ a poco.

Prima scelta sbagliata: attendere il tram* sfidando il pannello elettronico che indicava un’attesa di 15 minuti. Poi 10, poi 5, 4, 3, 2… di nuovo 4, 3, 2… ancora 5. A quel punto serpeggia del malumore misto a scoramento (o era sfinimento?).
Primo evento avverso: ma in fondo al viale spunta il tram. Si avvicina… eccolo. STRAPIENO! Un altoparlante ci annuncia che e’ troppo pieno e dobbiamo attendere l’altro.
La folla disperata perde la testa e scatta la seconda scelta sbagliata: spostarsi in massa dall’altro lato della banchina e saltare sul tram in arrivo in direzione opposta. Lo scopo sarebbe quello di raggiungere il capolinea (solo 2 fermate) e ripartire da li’ anziche’ attendere il prossimo nella direzione giusta. Giunti al capolinea il tramviere ci fa scendere e ci comunica che lui va in pausa. Passano circa 20 minuti. Si riparte pigiati come sardine (a onor del vero io e Mara siamo riusciti a sederci)
Secondo evento avverso: dopo poche fermate dal capolinea il tram si ferma improvvisamente in mezzo alla strada. “POWER CUT” comunica il tramviere. La parola suicidio viene declinata in svariate lingue e dialetti. Quando siamo oramai rassegnati a farcela a piedi stanchi, infreddoliti e affamati, le luci si riaccendono e possiamo ripartire.
Terzo evento avverso: alla fermata successiva sale un homeless… un clochard… un barbone insomma. Si posiziona in piedi accanto al nostro sedile. Nel giro di pochi istanti l’aria – gia’ viziata per il sofrafollamento – si fa pesante. Passano altri 10 minuti ed e’ irrespirabile.  Mara e’ costratta ad alzarsi ed allontanarsi, io faccio il resto del viaggio con la testa fuori dal finestrino.
Arriviamo a destinazione verso le 22.30.  Distrutti nel fisico e nello spirito. Inoltre temiamo di essere costretti a mangiare ancora una volta hamburger al Lola’s Diner: la sera prima il giapponese che avevamo puntato ha chiuso alle 21.
E invece la serata si chiude bene. Il giapponese e’ aperto. Facciamo fatica a mangiare per la stanchezza. Appena entrati in capmera ci gettiamo sul nostro king size bed con 6 cuscini.

postilla: tutto cio’ accadeva Lunedi’. Oggi ci siamo goduti la nostra ultima giornata a Frisco con un giro in bici al di la del Golden Gate Bridge. Purtroppo, non ho modo di caricare le foto per mostrarvele.

* i tram di San Francisco meriterebbero un post a parte. Spero di riuscire.

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