Archivio

Archivio per agosto 2011

Disfrutar de su comida!

lunedì, 1 agosto, 2011 2 commenti

Il turista italiano all’estero vive in genere 2 drammi fondamentali: la mancanza del bidet e il cibo.

Per il primo non c’è molto da fare. Bisogna sperare che la doccia del proprio alloggio non sia troppo scomoda.
Per il cibo ci sono in genere 2 correnti di pensiero.

La prima, quella dei Nazional-puristi, che non concepisce un pasto che non contempli il piatto di pastasciutta o, come surrogato, almeno la pizza.

Il Nazional-purista, in qualunque città del mondo si trovi, cercherà sempre e comunque il ristorante italiano.

Che si trovi in un villaggio Hutu nel mezzo della savana africana o che stia scendendo in canoa lungo il Rio delle Amazzoni, a pranzo si aspetterà il tagliere di affettati misti e a cena pretenderà le linguine al pesto. Senza se e senza ma.

La seconda corrente di pensiero è invece quella degli Estremisti Sperimentatori. Al contrario dei primi, per queste persone il motto è “mai mangiare italiano fuori dall’Italia”.

Questi personaggi arriveranno a corrodersi l’esofago, a sciogliersi il fegato e spappolarsi lo stomaco pur di sperimentare tutte le prelibatezze del luogo visitato.
Non esiteranno ad assaporare interiora di pecora farcite di peperoncino, sorseggiare sangue caldo di cormorano e pasteggiare con zuppa di medusa e code di scorpione. Tutto nel nome dell’autenticità della cucina locale.

Personalmente non posso nascondere di sentirmi più vicino alla seconda categoria di viaggiatori e solo in casi disperati mi avvicino a cibo che possa anche lontanamente ricordare una pietanza italica.

Parliamoci chiaro, sono il primo ad ammettere che la varietà e qualità di sapori che si trovano in Italia non ha eguali. Però, tolta la Francia dove se la menano un casino ma poi mangiano solo bistecche e patatine fritte, ogni paese ha le sue specialità più o meno gradevoli da offrire.

In Perù ero partito prevenuto. Mi avevano detto che non si mangiava bene ed ero quindi pronto a rompere il voto anti-spaghetto in caso di necessità.

In realtà, anche in questo paese, ho fatto succulente scoperte.

La bevanda nazionale
Si spartiscono questo titolo 2 bevande molto diverse tra loro:

Pisco Sour

Pisco Sour

Il Pisco Sour, un cocktail ottenuto dal Pisco, un’acquavite di vino, originaria dell’omonima città. Se preparato con un Pisco di buona qualità (è importante!) e col lime fresco è eccezionale. E’ fresco, saporito e aromatico. Dissetante e sfizioso. Va giù come acqua e si fa presto a esagerare! L’unico difetto che ha è che in tutto il Perù cercano di servirtelo in qualsiasi occasione. Dalla colazione al dopo cena.

mate coca

Mate de Coca

Il Mate de Coca, il tè di foglie di coca. E’ una bevanda tipicamente andina ma, in bustine, si trova in tutto il paese. Per le sue proprietà energetiche è ottima per combattere il mal d’altura e la fatica. Si beve liscio, senza zucchero ed è buonissima. Noi ne siamo diventati assolutamente dipendenti!

I prodotti della terra
Essendo un paese fondamentalmente povero, molta cucina è basata sui prodotti coltivati.

I prodotti principali sono 2: le patate (papas) e il mais (maiz) che, nonostante l’altura (dai 3500m in su) crescono benissimo e in molteplici varietà.

papas

Patate peruviane

Di patate ne avremo viste almeno 6 o 7 qualità diverse. Dolci, gialle, rosse, lunghe, tonde…

maiz

Mais peruviano

Idem per il mais. Il più comune ha pannocchie enormi, quasi bianche, con chicchi giganti. Ho visto poi mais nero (da cui ottengono una sorta di birra, la Chicha), rosso e giallo.

Esiste poi la quìnua, una pianta erbacea molto proteica servita solitamente in zuppa. E’ molto buona e, come consistenza, assomiglia vagamente al farro.

Una citazione d’obbligo, pur non essendo un vero e proprio alimento, la meritano le foglie di coca. Noi le abbiamo masticate come deterrente al mal d’altura, ma la loro importanza nella cultura Inca è assolutamente fondamentale.

Pesce
A Lima e sulla costa il piatto immancabile è il Ceviche (o Cebiche): pesce e frutti di mare crudi e marinati nel limone. Ne esistono mille varianti tutte ottime (a patto che il pesce sia fresco ovviamente!)

Sempre sulla costa si trova quantità di pesce a la plancha, alla piastra.

Curiosamente il pesce è anche un piatto tipico delle alture andine. La Trucha, trota, si trova infatti come piatto tipico sugli altipiani a oltre 4000m, prevalentemente a la plancha. Sempre ottima!

Carne
La pastorizia è molto diffusa per la lana dei camelidi (Lama, Alpaca e Vigogne) ma anche delle pecore.
Dunque i piatti a base di Cordero (agnello) e Alpaca si affiancano ai più comuni Cerdo (maiale) e lomo (manzo). In particolare il lomo saltado è un piatto tipico di origine criolla.

Onnipresente è anche il pollo sia arrosto che a la plancha.

cuy

Il Cuy prima...

Infine non si può non citare la specialità più pittoresca, tipica della zona di Cusco: il Cuy, il porcellino d’India. Viene cotto normalmente al horno (al forno), servito intero su un letto di papas.

Cuy horno

...e dopo!

Sia come sapore che come consistenza ricorda il pollo. Come aspetto, giudicate voi. Dico solo che il nostro tassista cusqueño, a domanda se gli piacesse il Cuy, ha risposto un po’ schifato “me parece una rata”.

Dolci
Molto comune il cioccolato che viene coltivato nelle regioni amazzoniche settentrionali del paese. Anche il dulce de leche, diffuso in tutto il Sudamerica, viene largamente utilizzato nella preparazione di dolci e torte.

Insomma, come si vede, non mancano le pietanze per sopravvivere 3 settimane senza doversi infilare nella Tràtoria da Luiggi per mangiarsi gli Espaguetti Bolognesa o la Pizza Margarita!

Se poi si è disposti a spendere qualcosa in più (ma stiamo parlando dell’equivalente di 50€ in due) per cenare all’Indio Feliz di Aguas Calientes o, meglio ancora, al Cicciolina di Cuzco, proverete delle delizie che farete fatica a ritrovare anche a casa nostra – a meno di spendere 4 volte di più.

Buon appetito!


I ricordi rubati

lunedì, 1 agosto, 2011 5 commenti

rapinaOrmai sono passati 4 giorni. A mente fredda, si dice.
Ormai la nostra tristezza è quella giusta, sana, che ha chi è rientrato dalle ferie.
In questo momento, mentre scrivo alle 2 di Domenica notte, né io né Mara riusciamo a prendere sonno.
Per il jet-lag, certo, ma anche per il pensiero del rientro ai nostri squallidi uffici e inutili lavori che ci aspettano da qui a poche ore.
Questo pensiero, paradossalmente però, mi conforta per la sua familiare normalità.
O almeno ci prova.

Perché in realtà, anche dopo 4 giorni, le immagini di quell’ultima sera a Lima non se ne vanno.
Tornano a girare, come uno spezzone di videoclip in loop, nella mia testa (e forse anche in quella di Mara) tutte le sere, quando mi metto a letto.

Sono frammenti, immagini sfuocate, monche.
Le 4 portiere dell’auto chiara, un modello orientale,  che si aprono contemporaneamente – proprio come nei film.
La prima figura che scende rapida. Zoom sulla pistola. Sembra  enorme.

In pochi secondi ci sono addosso ma non sento, non ricordo panico. Anzi mi sembra di essere stato calmo.
Dico “ok, ok” alzando le mani e lasciando che la figura, con la mano libera dalla pistola, mi sfili  di dosso il borsino e lo zaino.

Ed è solo quando mi perquisisce, prendendomi il portafogli dalla tasca, che mi giro verso Mara.
Di questo mi vergogno. Quanto tempo è passato prima che il mio pensiero andasse a lei?

Vedo che le sfilano a forza il giubbotto. Quella che era stata relativa calma assume i contorni sfumati della paura.
Un secondo per sfilare anche a lei il borsino, un altro per l’orologio. Poi la scena rallenta.
Uno, due, tre tentativi di sfilarle l’anello. Niente.
Mara racconterà poi che ha sentito, capito distintamente uno di loro dire di lasciar perdere, che non valeva niente.
A me l’audio non è mai arrivato.

La scena successiva, l’ultima che ricordo, sono 4 figure armate che corrono verso la berlina chiara orientale, io che con scarsa convinzione biascico 3 o 4 volte di fila “por favor, los pasaportes…” e Yolanda che esce dal B&B e porta dentro Mara.

Ecco. I ricordi. Quello che quei 4 ci hanno portato via – o forse dovrei dire ci hanno scambiato – sono i ricordi.
Il bottino sì, non è poco: tutti i miei documenti, il passaporto di Mara, le carte di credito, i cellulari, poco contante, gli occhiali da sole, molti souvenirs e la macchina fotografica.
Ed è quest’ultima che lascia l’amaro in bocca. O meglio, il suo contenuto.

Sì, me lo sono ripetuto anch’io. Le fotografie non sono importanti. L’importante è aver fatto il viaggio, averlo vissuto. Le immagini sono impresse nelle nostre menti – o nei nostri cuori se si vuol essere più romantici.
Altrimenti basterebbe vedere un bel documentario da casa.

Ma la realtà è che per ora, i ricordi che ci hanno lasciato quei 4 non sono quelli che vorrei rivedere. La verità è che per riavere i ricordi giusti, sani il contenuto di quella macchina fotografica ci avrebbe fatto un gran comodo.

E poi dove lo metti il piacere mancato di ammorbare amici e parenti con le foto delle vacanze?

Anche se non leggeranno mai questo blog voglio comunque ringraziare Yolanda per tutto il supporto pratico datoci quella sera e il giorno successivo e i funzionari dell’Ambasciata Italiana di Lima che, in un giorno di chiusura, si sono prodigati per farci ottenere i documenti necessari per tornare a casa.
Senza di loro sarebbe stato tutto molto peggio!
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.