Stranezze Googoliane
E’ notizia di questi giorni lo strano comportamento della ricerca immagini di Google quando si cercano foto del faccione tumefatto del premier.
Ebbene, oggi cercavo una rotta su GoogleMaps e noto questa curiosa “censura” nella celebre funzione Street View.
Passi oscurare targhe e facce.
Ma la scritta cimitero perché??
Prima o poi doveva accadere
…ed è naturale che accada in uno dei paesi più anti-comunista, anti-semita, xenofobo e razzista che ci sia in europa.
Sì, è vero, lo ammetto. Sono prevenuto! Chi mi conosce lo sa bene. Ritengo di essere un convinto anti-razzista ma i polacchi… non so perché, ma mi stanno proprio sulle balle! ![]()
Scherzi a parte, dopo un primo moto di repulsione, bisogna guardare con obiettività a quel che hanno passato nella propria storia. Perché è innegabile che i sovietici si siano comportati in Polonia come se non peggio dei nazisti.
Non mi sento quindi di biasimare la logica per cui il Comunismo viene paragonato al Nazismo.
Chissà se applicheranno la legge con la stessa severità con cui in Europa (Italia compresa) viene vietata l’esposizione dei simboli nazi-fascisti!
E’ un mondo difficile
Svariate vicissitudini familiari mi tengono lontano dal blog ultimamente.
Volevo solo rassicurare i milioni di lettori
che non ho abbandonato la baracca.
Per ora accontentatevi di un Tonino Carotone “d’annata”
PEACE AND LOVE
National Anthems
Lo scorso weekend, nonostante per tutti i TG sportivi la notizia principale fosse il roboante 0 a 0 della nostra nazionale di calcio in un’inutile amichevole, in giro per l’Europa si sono giocate partite tra Nazionali con un po’ più di peso specifico (le partite intendo, non le nazionali!)
Come qualsiasi incontro tra rappresentative nazionali, i match sono preceduti dagli inni.
A Milano, per esempio, l’inno neozelandese è stato cantato (con qualche intoppo tecnico a dire il vero) da un soprano professionista in tourneé in europa, mentre quello italiano è stato cantato da dal “tenore” Denis Dallan, attuale giocatore dell’Amatori Milano e 42 volte nazionale Azzurro.
A Tolosa si giocava Francia – Sud Africa. I francesi hanno affidato l’inno ospite a una star della musica sudafricana: tal Ras Dumisani, cantante reggae.
Il risultato lo potete sentire e vedere voi stessi.
Vi prego di notare le facce dei giocatori sudafricani. Alcuni riescono a mantenere la concentrazione e il trasporto, altri non riescono a trattenere un sorriso mentre alcuni mostrano chiaramente fastidio per il massacro del proprio inno!
Naas Botha, ex capitano degli Springboks, è arrivato adirittura a ipotizzare che la sconfitta del Sudafrica sia da imputare allo scempio del rastafari.
Forse esagera. Intanto però il Governo sudafricano ha chiesto spiegazioni e scuse alla federazione rugby francese!
A proposito di inni nazionali. La nazionale italiana (come molte altre – inclusi gli All Blacks) annovera tra le proprie fila i cosiddetti “equiparati”. Giocatori stranieri che, per un motivo o per un altro sono autorizzati a giocare per una determinata nazionale.
La prima cosa che fanno i neo-Azzurri – anche quelli che faticano a parlare la nostra lingua – è imparare l’inno di Mameli per cantarlo a inizio partita. Tutti. Dai sudafricani, agli australiani, ai neozelandesi e agli argentini.
Chissà come mai ce ne sono altri, di argentini, che non solo si rifiutano di cantarlo, ma ti mandano pure elegantemente affanculo se gliene chiedi conto!
Pecunia non olet
…soprattutto quando ce n’è poca!
Dopo la disastrosa campagna abbonamenti di cui avevo parlato qui, Galliani corre ai ripari.
Certo sarebbe bello se lo facessero sempre.
Anziché comprare un oneroso abbonamento a scatola chiusa a inizio stagione, si vede come va la squadra e poi si decide.
Così magari la smetteranno di prendere dei bidoni dai nomi altisonanti durante l’estate come specchietti per le allodole.
Fuoristrada
Samuele Landi ai fuoristrada ci è abituato.
Per ben 3 volte ha partecipato alla Parigi-Dakar in moto e per altrettante lo ha fatto in auto.
Per me che vado in moto uno che fa la Dakar è un eroe.
Perché basta andare in moto su una qualsiasi strada sterrata in Italia per mezza giornata per capire che anche solo PARTECIPARE a un rally del genere è un’impresa veramente eroica, da superuomini.
E probabilmente Samuele Landi si dev’essere convinto di esserlo un superuomo.
Così ha pensato bene di fare una bella incursione alla Rambo nell’azienda di famiglia (e di cui era amministratore delegato) occupata dai lavoratori in protesta contro i 2000 licenziamenti annunciati.
Capitan Uncino - così si faceva chiamare, anche in azienda – è entrato nottetempo nella sede romana della Agile (ex Eutelia) e, insieme a 15 vigilantes, spacciandosi per poliziotti, hanno intimato agli occupanti di sloggiare.
Quella notte era presente una troupe televisiva per cui immagino che presto si saprà la verità.
Landi ha afferamto che all-interno dell’azienda c’erano elementi dei centri sociali tra i dipendenti. Intanto è stato fermato dalla polizia.
Ma da rallysta sa bene che, ad andare fuoristrada, ci si può pure ribaltare.
Breaking News
Stamattina, sentendo la rassegna stampa, mi era venuta voglia di scrivere qualcosa sulla pochezza dei media (e forse anche dei lettori) italiani.
Non ci erano bastati – pensavo – mesi e mesi di martellamento sulla dissolutezza sessuale del premier e, per par condicio, sulle abitudini più trasgressive dell’ex presidente della regione Lazio.
Adesso, pur di non parlare di problemi seri, le prime pagine dei nostri giornali vengono monopolizzate da un’inutile polemica sulla decisione della Corte Europea che stabilisce che il crocefisso nelle aule delle scuole pubbliche è offensivo.
Poi mi sono detto “ma ancora con ’sta lagna sui nostri media che fanno solo gossip? Ne hanno parlato già tutti. E poi quali sono i problemi seri? Ancora con la storia dei disocuppati? Cosa posso mai aggiungere di intelligente che non sia già stato detto?” E avevo deciso di rinunciare.
Oggi pomeriggio sono però incappato nel post di Vittorio che linkava a questa notizia.
Il mio post magari sarà inutile in se ma spero che – per quanti pochi lettori abbia – possa contribuire a diffondere notizie come questa.
In fondo, ci sentiamo sempre al riparo dalle disgrazie. Finche non ci capitano.
Non si esce vivi dagli anni 80
Quando tutti, da anni, ti ripetono che stai scopiazzando gli anni 80 hai due possibilità:
1. smetterla e cominciare scopiazzare malamente qualcosa di brutto del 2010
2. mandare tutti a fanculo e continuare a scopiazzare senza pudore il meglio degli eighties. Senza tralasciare nulla: voce bassa, tastiere a manetta, batteria simil elettronica, coretto e testo goth.
IT KICKS LIKE A SLEEP TWITCH!
Non ho resistito e ho comprato anche il terzo album degli Editors. In edizione speciale, ovviamente!
Crisi? Quale crisi?

Cairoli con i lavoratori della Yamaha a Gerno di Lesmo
Lo scorsa domenica Valentino Rossi vinceva il suo nono motomondiale.
La stessa domenica un ragazzino americano, Ben Spies, vinceva il suo primo mondiale Superbike.
Sempre la stessa domenica un giovane britannico, Cal Crutchow, si laureava campione del mondo Supersport.
Infine, all’inizio di settembre, con una gara di anticipo, il messinese Tony Cairoli veniva incoronato campione del mondo MX1 di motocross.
Cos’hanno in comune i 4 piloti? Semplice! Corrono correvano tutti su moto Yamaha.
Non solo. A parte Crutchow, gli altri tre correvano con team italiani.
Il 2009 insomma è stato dominato dalla Yamaha con un sostanziale contributo italiano.
Si potrebbe quindi supporre che il binomio Italia-Yamaha sia vincente (Valentino su tutti, ma anche Cairoli è già al suo terzo mondiale con la casa dei tre diapason)
Si potrebbe supporre che la Yamaha Italia, con sede a Gerno di Lesmo, dove hanno casa sia il team di MotoGP che di Superbike sia una sorta di gioiello.
E invece… invece alla Yamaha gli italiani devono stargli proprio antipatici.
Perché dopo la sorprendente notizia del licenziamento di tutta la squadra di MX1, pilota campione del mondo compreso, ora arriva anche questa bella doccia fredda per i lavoratori di Gerno.
Ora, business is business e non si pretende che ci sia del sentimentalismo negli affari.
Certo fa un po’ specie pensare che abbiano deciso di spostare la produzione, NON in qualche paese con basso costo di manodopera – cosa che avrebbe avuto un senso economico – ma in Spagna.
Probabilmente anche la Yamaha fa parte del manipolo di disfattisti comunisti che remano contro l’ottimismo del governo, ma sono in buona compagnia assieme ad altre decine di aziende piccole e medie che qui intorno chiudono o si ridimensionano.
Piccola curiosità: lo stabilimento Yamaha Italia è a ca 200m in linea d’aria da una famosa villa di Arcore.



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